Nel bresciano 5.000 immigrati in meno. I dati dell’Annuario CIRMIB 2017

L’integrazione c’è e si vede: meno stranieri, più lavoro. Così il Giornale di Brescia titola questa mattina una doppia pagina dedicata all’Annuario CIRMiB 2017 intitolato […]

Va in pensione il decano dei sindacalisti stranieri

Il suo mone è Roy Gangabodawatta Arachige Abeysekera, ha 67 anni e dal primo gennaio è in pensione. Originario dello Sri Lanka ha lasciato il suo Paese a metà degli anni Settanta. E’ il decano dei sindacalisti stranieri in Lombardia (probabilmente anche in […]

Meno immigrati a Brescia. Per chi resta una “normalizzazione al ribasso”. I dati del Cirmib

particolare della copertina dell'Annuario 2016 Cirmib pubblicato da Vita e PensieroNormalizzazione al ribasso. L’annuario del Cirmib, il Centro di iniziative e ricerche sulle migrazioni dell’Università Cattolica di Brescia, sta tutto in queste tre parole che sintetizzano molti dati e tante […]

Nel bresciano più immigrati ma meno irregolari. Presentato l’Annuario CIRMiB 2014

l'immagine di copertina dell'annuario cirmib 2014In occasione dell’uscita dell’Annuario 2014 del CIRMiB, il Centro bresciano inter universitario di ricerca sulle migrazioni, si è svolto ieri pomeriggio in Università Cattolica un seminario dal titolo: “Accoglienza non fa rima con […]

Stranieri a Brescia: nuove generazioni, motore dell’integrazione. IX Rapporto Ismu

La popolazione straniera nella provincia di Brescia cresce ancora – ma meno di quanto avvenuto negli anni scorsi – si stabilizza e mostra (dalle scelte abitative fino ai sentimenti di appartenenza nazionale) una volontà di integrazione che ha il suo motore nelle giovani generazioni degli immigrati. […]

La Cisl sul bonus bistrattato

Dichiarazione di Renato Zaltieri, Segretario della Cisl di Brescia, dopo l’ordinanza del Tribunale del lavoro che ha dichiarato discriminatoria la scelta del Comune di escludere i figli di genitori stranieri dal bonus bebé.

Non avrei mai pensato, soprattutto in un periodo di divisione come quello che sta vivendo il movimento sindacale, di trovarmi a dover esprimere solidarietà alla Cgil. Ma va fatto, e la Cisl lo fa convintamente, perché l’attacco della Lega, che ha invitato i bresciani iscritti a quella organizzazione a disdire la tessera sindacale, è un segno di insofferenza politica e di preoccupante nervosismo.

Se il Governo di Palazzo Loggia, di cui la Lega è azionista di minoranza anche se impone a tutte le altre componenti la sua politica e le sue priorità, avesse deliberato sul bonus bebè tenendo conto del dibattito sociale che ha accompagnato la nascita del provvedimento, delle richieste e dei suggerimenti che rispettosamente da più parti sono stati sottoposti al Sindaco, oggi la Giunta non si troverebbe nella situazione in cui è.

Questo non significa che la Cisl sia d’accordo con l’azione giudiziaria patrocinata dalla Cgil. Pensavamo fosse un errore quando si cominciò a parlarne, ne siamo ancora più convinti adesso che si vedono gli effetti pratici dell’ordinanza del Tribunale, e cioè il ritiro della delibera – che significa cancellare il sostegno economico a tutte le famiglie – e l’annuncio del progressivo disimpegno della Loggia sui provvedimenti in favore dei cittadini stranieri. Cosa ci sia dunque da festeggiare è difficile capirlo.

L’unica cosa evidente è che non si possono affrontare problemi con implicazioni così grandi e ricadute generalizzate appellandosi ai giudici. Salvo che si voglia radicalizzare uno scontro sociale sperando di trarne benefici che niente hanno a che vedere con il merito della questione sollevata.

Io spero che la Giunta municipale di Brescia possa ripensare il provvedimento in un iter decisionale più partecipato, cercando la collaborazione delle parti sociali. Sono sicuro che in questo modo si potrebbero anche superare le difficoltà di bilancio che sembravano essere d’ostacolo all’allargamento del bonus bebè. Penso che un atteggiamento nuovo da parte di Palazzo Loggia potrebbe, in un’ottica di reale sussidiarietà che è parte della migliore tradizione bresciana, generare idee, energie e risorse inaspettate.

Una tesi su Cisl, stranieri e lavoro

La CISL di Brescia ha partecipato lo scorso anno alla progettazione della prima edizione del Master  dell’ Università Cattolica di Brescia dal titolo : Operatori del dialogo interculturale presso istituzioni pubbliche e private. Nel programma del Master, frequentato da 28 studenti, era inserito anche un periodo di stage da svolgere presso enti e associazioni. La CISL bresciana ha ospitato nei mesi scorsi la dottoressa Stefania Romano che ha approfondito le correlazioni tra lavoro e integrazione sociale dei cittadini stranieri. Oltre alla raccolta di dati e documentazione, lo studio è stato completato con una serie di interviste a dirigenti e operatori sindacali, delegati immigrati, iscritti e lavoratori immigrati, responsabili di Servizi ed Enti della CISL.

Su questi diversi materiali Stefania Romano ha redatto la sua tesi che ha discusso lo scorso 30 settembre nella Sala Chizzolini dell’Università Cattolica di Brescia. Il titolo della sua tesi è: “Il sindacato CISL di fronte alle sfide dell’integrazione”. Si tratta di un lavoro che ha suscitato in sede di discussione interesse e apprezzamento, con analisi e riflessioni che hanno messo in luce il senso più autentico dell’impegno sindacale, nella fattispecie quello della Cisl, su un versante decisivo come quello del lavoro per una compiuta integrazione sociale delle nuove cittadinanze frutto dei processi di immigrazione.

Scarica la tesi di laurea di Stefania Romano in formato PDF.

Stranieri in famiglia. Un aiuto determinante

Il termine non è bello, gli studiosi ci spiegano che uno peggiore non si poteva trovare, eppure “badanti” è una parola che è entrata nel gergo comune. Ed è una parola che dice anche di un fenomeno che è ormai molto diffuso. Eppure facciamo fatica a guardare in faccia la realtà. Infatti, nonostante che siano tante, che il loro contributo alla gestione della vita famigliare sia essenziale, soprattutto in presenza di anziani non autosufficienti, non c’è la consapevolezza dello straordinario apporto che le badanti danno al sistema di welfare locale. La Cisl di Brescia che da molto tempo ha aperto uno sportello per aiutare e consigliare queste lavoratrici, ha organizzato sul fenomeno un seminario di studio e di approfondimento con contributi del professor Maurizio Ambrosini, docente di sociologia all’Università di Genova, della Associazione culturale italo-ucraina Nadya, e di Alessandro Poni del Centro Assistenza Lavoro Familiare della Cisl di Brescia.

Si è trattato di un momento importante di verifica e di confronto, raccolto in queste pagine per offrire a tutti l’opportunità di andare oltre quel che appare in superficie e leggere in profondità una situazione che ha cambiato e che ancora sta cambiando l’assistenza domiciliare per gli anziani e soprattutto per le persone non autosufficienti.

È un modo attraverso il quale la Cisl vuole anche richiamare l’attenzione delle Istituzioni, e chiedere ad esse se, ai vari livelli (dallo Stato alle Regioni fino ai Comuni), si è fatto e si fa tutto il possibile perché il lavoro domiciliare di assistenza garantito dagli stranieri nelle nostre case sia assunto come un valore e come tale venga considerato ogni qualvolta si progettano interventi e modifiche al sistema di welfare.

Scarica gli atti del convegno.

I lavoratori stranieri e il diritto alle detrazioni

La Cisl della Lombardia ha chiesto alle imprese della Regione di garantire ai lavoratori stranieri la detrazione per i figli a carico, anche se privi dell’apposita documentazione, che potrà essere provvisoriamente sostituita da un’autocertificazione. Questo per sopperire alle lungaggini burocratiche che impediscono agli extracomunitari di ricevere per tempo la documentazione dai paesi d’origine. La legge prevede, infatti, l’obbligo per il lavoratore dipendente proveniente da Paese extra Ue, che intende beneficiare del diritto di “deduzione” per i figli a carico che vivono nei luoghi natii, di presentare “documentazione validamente formata nel Paese d’origine, ai sensi della legge ivi vigente, tradotta in italiano ed asseverata come conforme all’originale dal consolato italiano nel Paese d’origine”. Molti lavoratori, però, non sono riusciti a produrre, nel mese di tempo loro concesso dalla norma, la documentazione richiesta, con la conseguenza che già nel 2003 non poche aziende lombarde, in quanto sostituti d’imposta, hanno provveduto a conguagliare nella busta paga di dicembre dei lavoratori le detrazioni già effettuate durante l’anno, con il risultato di ridurre drasticamente la retribuzione. Questo è avvenuto non certo per disinteresse o cattiva volontà delle persone. Infatti, per i consolati italiani la predisposizione di tale documentazione richiede, di media, più di un anno di tempo. “La norma è stata inserita frettolosamente e malamente nel testo della legge 326/03 – spiega Osvaldo Domaneschi, segretario regionale della Cisl Lombardia -. Essa determina una pesante vessazione nei confronti di tutti gli immigrati la cui famiglia è rimasta in patria. Di fatto si rende difficile e costoso (la documentazione va pagata) il beneficio di un diritto elementare (quello di pagare meno imposte perché si hanno figli da mantenere). La qualcosa è resa ancora più odiosa dal fatto che a pagarne le conseguenze sono figli e famiglie povere o poverissime. Per queste persone le rimesse dei genitori immigrati servono a soddisfare i bisogni primari, se non per sopravvivere, ed ogni euro è importante”. Anche se è difficile sapere con precisione quanti sono gli interessati, le segnalazioni raccolte dall’Anolf nelle diverse sedi Cisl della Lombardia fanno pensare ad alcune decine di migliaia di lavoratori stranieri.

Stranieri di famiglia: un aiuto determinante

Che siano tante lo sanno tutti. Che il loro contributo alla gestione della vita famigliare sia essenziale, soprattutto in presenza di anziani non autosufficienti, è altrettanto risaputo. Forse abbiamo meno la consapevolezza dello straordinario apporto che le “badanti”, perché di loro si parla, danno al sistema di welfare locale. La Cisl di Brescia che da molto tempo ha aperto uno sportello per aiutare e consigliare queste lavoratrici, ha organizzato su questo fenomeno un seminario di studio e di approfondimento con contributi del professor Maurizio Ambrosini, docente di sociologia all’Università di Genova, della Associazione culturale italo-ucraina Nadya, e di Alessandro Poni del Centro Assistenza Lavoro Familiare della Cisl di Brescia. Gli atti di questo seminario sono in fase di stampa. Chi fosse interessato a riceverli deve telefonare al numero 0303844502.

Cisl e stranieri: 6.000 contatti all’anno

6.202 persone in un anno, 516 persone ogni mese, venti per ogni giornata di apertura dello sportello. Sono i numeri dei contatti registrati dall’Ufficio Stranieri della Cisl di via Zadei a Brescia. “Un punto di riferimento sicuro per migliaia e migliaia di lavoratori – commenta il Segretario Cisl e Presidente dell’Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere Antonio Lazzaroni – che nella nostra sede trovano consulenza, servizi e, questa almeno la nostra intenzione, un di più di umanità”.

Narciso Gazzoli che dello sportello stranieri ha la responsabilità della gestione quotidiana, sottolineano la molteplicità delle nazionalità di provenienza dei lavoratori, prima fra tutte quella pakistana con 1.049 contatti, e poi Marocco (856), Sri Lanka (756) e Albania (573). Ma l’elenco è lunghissimo (si veda la tabella sottostante) con qualche sorpresa.

“Ci è capitato di seguire anche le pratiche per il permesso di soggiorno di due cittadini svizzeri e di un americano! – spiega Gazzoli – Ma davvero possiamo dire che abbiamo dato risposta a cittadini di ogni posto del mondo: dalla Costa d’Avorio al Burkina Faso, dalle Mauritius al Niger, da Cuba alla Libia.”

L’ufficio stranieri della Cisl può contare stabilmente su cinque operatori per il disbrigo di tutte le pratiche di lavoro, ricongiungimenti familiari e permessi di soggiorno.

Un servizio per il quale la Cisl bresciana ha fatto importanti investimenti, che registrano un ritorno più che significativo in termini di iscritti: nel 2001 le adesioni all’Anolf sono passate da 180 a 1778.

image004