Case di riposo: è allarme occupazionale

Dopo essere stati travolti dalla emergenza Coronavirus che anche all’interno di molte RSA, le Residenze Sanitarie Assistenziali per gli anziani, hanno avuto drammatiche conseguenze per […]

I Pensionati alla Regione: convochi urgentemente l’Osservatorio Rsa

I sindacati dei Pensionati di Cgil Cisl Uil Lombardia rinnovano alla Regione “l’assoluta necessità di procedere alla convocazione dell’Osservatorio Rsa – scrivono in un comunicato – sede […]

Case di riposo: fino a 22mila euro l’anno per il ricovero di un anziano

La Federazione regionale dei Pensionati Cisl ha presentato il report Non autosufficienza e Rsa 2018 fotografando un quadro che dà segni di preoccupazione. I posti […]

Case di riposo: intesa in Regione su deduzioni/detrazioni delle rette

Le famiglie degli ospiti delle strutture socio-sanitarie potranno portare in detrazione o deduzione fiscale una quota forfettaria pari al 58% della retta pagata. Regione Lombardia accoglie così […]

“Casa di Dio”, bene gli investimenti sulle strutture. A quando quelli sul personale?

casa di dio - rsa - bresciaLa scorsa settimana, a meno di un anno dall’insediamento, il nuovo Consiglio di amministrazione della Fondazione “Casa di Dio”, la più importante delle realtà bresciane nel campo […]

121 Case di riposo nel bresciano, 7.837 ospiti

rsa lombardiaL’Osservatorio regionale della Fnp Cisl Lombardia ha diffuso l’annuale “Rapporto sull’assistenza agli anziani ospiti delle Residenze Sanitarie Assistenziali della Lombardia. Un documento ricco di dati che fotografa una realtà complessa che ha bisogno di programmazione strategica nell’ambito delle politiche socio sanitarie.

NEL BRESCIANO – Ad oggi i posti letto autorizzati nelle strutture bresciane assommano a 7.837 di cui 7.046 i posti accreditati e 7.013 i posti a contratto, distribuiti in 121 residenze. In provincia operano 63 Centri Diurni Integrati per un totale di 1.280 posti, 318 i pazienti affetti dal morbo di Alzheimer assistiti in strutture ad hoc e 96 posti nei 7 Hospice presenti.

SEMPRE PIÙ ALTA L’ETÀ MEDIA IN INGRESSO – Tutto ciò in una situazione che a partire dal 2008 ha visto un aumento della complessità dei casi trattati e un incremento significativo dell’età media dell’utenza in ingresso (82,5 anni; quasi 8 in più negli ultimi 10 anni), a testimonianza di un trend che vede il ricorso alla RSA sempre di più nei casi estremi quando la gravità del caso non consente una gestione del’anziano all’interno del nucleo familiare.

I COSTI PER LE FAMIGLIE – Sul fronte dei costi, si registra un aumento medio della retta giornaliera in provincia di Brescia negli ultimi quattro anni di poco inferiore ai 4 euro, al di sotto dell’aumento medio regionale che supera ampiamente il 10%, così come la quota “alberghiera” a carico degli utenti e delle relative famiglie colloca le nostre RSA e quelle della Valle Camonica rispettivamente al terzultimo e penultimo posto della graduatoria regionale. Gli incrementi maggiori si sono registrati nel 2011 con aumenti significativi in parecchie strutture, pari se non superiori, in alcuni casi, ai 150-200 euro mensili.

Il dato regionale conferma che, a fine 2012, le rette delle RSA avevano valori compresi fra i 1.700 e i 2.000 euro mensili a fronte di un potere d’acquisto del reddito delle famiglie ridottosi nel corso dello stesso anno del 4,8% (fonte ISTAT- 2013)

Clicca QUI per leggere la tabella che mette a confronto le rette nelle RSA in Lombardia

DA UNA PROVINCIA ALL’ALTRA IN CERCA DELLE RETTE PIÙ CONVENIENTI – Assistiamo, così, ad un vero e proprio fenomeno di “migrazione” dell’utenza non solo all’interno dello stesso territorio, ma fra provincia e provincia, alla ricerca della struttura più economica.

OCCORRE RIPENSARE IL MODELLO ASSISTENZIALE IN LOMBARDIA – L’insostenibilità dei costi, aggravata dalla perdurante crisi economica, rilancia la necessità di un profondo ripensamento del modello assistenziale in Lombardia, che, accanto ad una attenta politica di prevenzione e di educazione a stili di vita più sani, incrementi la permanenza dell’anziano nella propria struttura familiare il più a lungo possibile, con un potenziamento del servizi di assistenza domiciliare integrata e un sostegno alle famiglie che scelgono di curare il proprio caro nell’ambito delle struttura domestica.

La tenuta e la qualità del sistema, nel prossimo futuro, sarà determinata per buona parte dalle politiche per l’età anziana, in costante aumento; politiche da ripensare secondo alcune direttrici:
• Il mantenimento più a lungo possibile della persona fragile nella propria abitazione con la conseguente richiesta di servizi di prossimità e di sostegno alla domiciliarità, in particolare per quanto riguarda le persone parzialmente autosufficienti;
• La presenza di servizi sempre più specializzati rispetto a determinate patologie e problematiche (Alzheimer, demenza senile, ecc.);
• L’implementazione di servizi per le persone che necessitano di soluzioni abitative intermedie con caratteristiche di protezione socio-sanitaria (residenzialità leggera);
• L’attivazione di opportunità ricreative, di spazi di socialità e luoghi di aggregazione che consentano il mantenimento di relazioni sociali per gli anziani che vivono da soli o lontani dal proprio nucleo familiare.
Parimenti è di fondamentale importanza la contrattazione a livello locale al fine di assicurare un livello di “welfare” che garantisca i servizi a sostegno delle fragilità dell’anziano e supporti i care giver.

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