I “benefici accessori” che scardinano il welfare
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I “benefici accessori” che scardinano il welfare

Intervista del settimanale "La Voce del Popolo" al segretario provinciale della Cisl

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Pubblicato il 24 Novembre 2022

Nell’edizione del settimanale “La Voce del Popolo” che arriva oggi nelle case degli abbonati, c’è un’intervista ad Alberto Pluda, segretario generale Cisl Brescia, che prende l’occasione per spiegare la preoccupazione suscitata dall’innalzamento della detassazione dei fringe benefit fino a 3.000 euro.

 

 

Nuovo tetto per i fringe benefit
Intervista al segretario provinciale della Cisl
Pluda: “Uno strumento che inevitabilmente
creerà differenze tra i lavoratori”

 

“L’intenzione è sicuramente buona, ma in questo modo si stravolge la natura sociale del welfare aziendale, si aumentano le diseguaglianze, si svilisce il ruolo delle parti sociali”. Alberto Pluda, segretario provinciale della Cisl guarda con preoccupazione alla decisione del Governo di portare a 3.000 euro la soglia di defiscalizzazione di quell’insieme di beni e servizi che le imprese possono destinare ai propri lavoratori come integrazione della normale retribuzione.

Segretario, ma non era stata proprio la Cisl ha proporre di portare almeno a 1.000 euro la quota defiscalizzata dei fringe benefit?
Assolutamente sì, ma dentro la logica del welfare aziendale, che è un percorso contrattato, regolato, finalizzato ai bisogni sociali dei lavoratori.

Cosa che non è prevista in questa decisione del Governo?
No. Per di più la defiscalizzazione di cui discutiamo riguarda le erogazioni per il 2022: come potranno mai organizzarsi le imprese in poco più di trenta giorni? Finiranno per fare accordi dell’ultimo minuto con grandi marchi commerciali o piattaforme di commercio on line. Con buona pace delle intenzioni del Governo che a questi potenziali 3.000 euro senza oneri fiscali e contributivi assegnava il compito di aiutare i lavoratori ad affrontare il caro bollette determinato dalle emergenze energetiche e il caro vita causato dall’aumento dell’inflazione.

In che modo il welfare aziendale aiuta i lavoratori a sostenere i bisogni sociali?
Stabilendo con precisione quali sono gli interventi che hanno questa finalità: dalla previdenza complementare alle spese sanitarie, dai costi per la prima infanzia e la scuola fino a quelli per l’assistenza di un familiare anziano e disabile.

Come mai allora in qualche contratto è previsto che nella quota di welfare rientrano palestra e spettacoli?
Perché ci sono anche lavoratori giovani che non hanno ancora figli in età scolare o familiari bisognosi di cure. Prevedere quote di spesa per il tempo libero consente anche a loro di usufruire delle quote di spesa contrattate nel welfare a favore di ogni lavoratore.

In che modo questa nuova disposizione sui fringe benefit scardinerebbe il sistema?
I piani di welfare aziendale non nascono dalla sera alla mattina. Sono il risultato di molto lavoro e di un confronto contrattuale in cui impresa e sindacato si sforzano di individuare quali sono i bisogni emergenti, anche in relazione al territorio. La decisione del Governo consegna alle imprese uno strumento senza vincoli che disincentiva l’impegno per il welfare. Ed è uno strumento che inevitabilmente creerà differenze tra i lavoratori, perché ci saranno quelli delle aziende in buona salute che riceveranno qualcosa e quelli delle aziende in difficoltà che non riceveranno nulla.

Governo bocciato?
La buona volontà non basta.