Donne immigrate: per loro le difficoltà raddoppiano
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Donne immigrate: per loro le difficoltà raddoppiano

I dati dello studio condotto dall'Università degli Studi di Milano

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Pubblicato il 8 Maggio 2022

Anolf Brescia ha partecipato nei giorni scorsi alla presentazione degli esiti di una ricerca a livello europeo sull’integrazione lavorativa delle donne immigrante, promossa dall’Università degli Studi di Milano.

Ne parliamo con Anina Baleta, operatore di Anolf Brescia, che ha preso parte ai lavori del convegno.

 

Qual è il punto di partenza della riflessione?

Un dato oggettivo: in Italia come in Europa, le donne costituiscono il 55% della popolazione migratoria, e come nel caso di tutte le donne, anche le straniere presentano livelli di scolarizzazione maggiori rispetto agli uomini. Nonostante questo sono meno retribuite e sono impiegate soprattutto in settori economici primari e in attività di cura.

Ecco, parliamo delle opportunità di accesso al lavoro.

Innanzitutto occorre ricordare che è il ricongiungimento famigliare la modalità che consente alle donne straniere di entrare nei paesi dell’Unione Europea. Sono rari i casi in cui le donne entrano in Europa per lavoro: in Italia, ad esempio, attraverso il meccanismo dei “flussi” che vengono annualmente stabiliti per legge. Detto questo, la ricerca evidenzia che le donne straniere hanno meno sbocchi lavorativi rispetto agli uomini e si trovano a vivere una situazione di doppio svantaggio: perché sono donne, ed in generale il genere femminile è penalizzato in tal senso, e perché immigrate, fascia di popolazione anch’essa che ha maggiori difficoltà di accedere al mercato del lavoro. La somma di questi svantaggi è per le donne straniere motivo di grandi difficoltà.

Cosa evidenzia la ricerca per quanto riguarda il nostro Paese?

Quando si analizza lo scenario italiano bisogna tenere in considerazione che ci sono grandi disparità territoriali: nel Sud le donne immigrate sono più penalizzate che altrove nella ricerca di un’opportunità occupazionale. L’accesso al mercato del lavoro per le donne, nonostante esse investano molto sulla propria formazione, è più difficile. Un altro fattore che incide è la maternità che nel mondo del lavoro viene considerata un problema.

Dal punto di vista del reddito qual è la loro situazione?

Per gli uomini immigrati il reddito annuo medio è stato calcolato in 26mila euro, per le donne intorno ai 15mila euro. Un gap del 40% dovuto anche al fatto che le donne sono impiegate in settori poco remunerativi.

C’è percezione sociale di questo problema?

La ricerca non la rileva in maniera significativa, anzi. I dati sulla equità e disparità di genere sono assolutamente sottostimati. Esattamente il contrario rispetto alla percezione sociale dell’immigrazione: alla domanda su quale sia la percentuale degli immigrati sul totale della popolazione, la risposta è “oltre il 20%”. In realtà è soltanto del 9%.

 

L’impegno di Anolf Brescia: fare di più per l’integrazione

 

“È evidente che per invertire i fenomeni messi in luce così chiaramente dall’indagine occorrono azioni costanti che devono andare al di là dell’accoglienza – commenta Giovanni Punzi, presidente di Anolf Brescia  – investendo energie e risorse sulla integrazione, con uno sguardo più attento e più puntuale alla parità di genere. È quello che come Anolf Brescia cerchiamo di fare da tempo, anche attraverso proposte come quella dei corsi di italiano riservati alle donne straniere, pensati e realizzati sulle loro specifiche esigenze. L’immigrazione è una questione culturale, come tale va considerata, ed è su questo ribaltamento del problema che la nostra Associazione vuole continuare a dare il suo contributo”.