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Brescia, +81% di infortuni sul lavoro
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Brescia, +81% di infortuni sul lavoro

Raddoppiate nei primi mesi del 2022 le denunce di infortunio sul lavoro

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Pubblicato il 28 Aprile 2022

Si celebra oggi, giovedì 28 aprile, la Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro, nervo scoperto del nostro sistema economico e produttivo, come testimoniano i dati diffusi dall’INAIL sui primi tre mesi dell’anno.

 

Nel bresciano 2.600 denunce in più

Con un riferimento drammatico a Brescia e alla sua provincia: da gennaio a marzo 2021 le denunce di infortunio erano state 3.193, quest’anno nello stesso periodo sono state 5.793, con un incremento percentuale dell’81%. Gli infortuni mortali sono stati 7, come nel primo trimestre 2021

A livello nazionale le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto nel primo trimestre dell’anno sono state 194.106, in aumento del 50,9% rispetto alle 128.671 del primo trimestre del 2021. Un dato complessivo da cui purtroppo non si discosta il territorio bresciano: a gennaio sono state presentate all’INAIL 1.907 denunce (un anno fa erano state 1.025); a febbraio 1.506 (nello stesso mese 2021 erano state 992).

 

Dalle dinamiche del mercato del lavoro
una prima possibile spiegazione

Un raddoppio dei casi su cui pesano certamente gli infortuni del personale del mondo della sanità e dell’assistenza, ma anche il fatto che non ci sia il salto di qualità in prevenzione e formazione di cui la sicurezza avrebbe assoluto bisogno.
“Aumentano le commesse – ha osservato Paolo Reboni rispondendo alle domande del cronista del Giornale di Brescia – ma spesso le aziende non trovano gli operatori qualificati per farvi fronte. Così si affidano a manodopera subappaltata, interinale, non particolarmente qualificata e preparata, decisamente più esposta al rischio di infortunarsi. Cosa che capita sempre più di frequente”.

 

Le fasce d’età più esposte

Analizzando il dato regionale, le denunce di infortunio sono in aumento in tutte le classi di età, spicca il +57% registrato in quella 55-59 anni e il +45% della fascia 60-64 anni. Ma non va meglio tra i lavoratori più giovani: nella fascia 15-19 si è passati da 354 a 958; in quella 25-29 da 1.456 a 2.552.

 

Il confronto che manca

“Serve dialogo tra le parti – ha detto ancora al Giornale di Brescia Paolo Reboni – occorre investire in questo. Chi ritiene sia tempo buttato si sbaglia. Servono più medici del lavoro, servono più controlli. Occorre lavorare sulla cultura della sicurezza, renderla accessibile anche a chi viene da lontano, parla altre lingue e ha altre abitudini”.