Incostituzionali le limitazioni agli stranieri per bonus bebè e indennità di maternità
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Incostituzionali le limitazioni agli stranieri per bonus bebè e indennità di maternità

La soddisfazione di ASGI, Patronato INAS CISL Lombardia e Anolf Cisl Milano che hanno patrocinato le cause legali.

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Pubblicato il 13 Gennaio 2022

“Ciascun bambino o bambina che nasce in una famiglia bisognosa ha il diritto di ottenere un aiuto pubblico a prescindere dalla condizione giuridica dei genitori”. È quanto affermano con soddisfazione il Patronato INAS CISL Lombardia e Anolf e Associazione Studi Giuridici Immigrazione, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che a seguito dell’udienza pubblica tenutasi ieri, ha ritenuto che l’esclusione degli stranieri privi del permesso di lungo periodo dal bonus bebè e dalla indennità di maternità di base, è in contrasto con la Costituzione.

La vicenda, seguita da ASGI, Anolf e Inas che hanno supportato i cittadini stranieri nel contenzioso, nasce, per quanto riguarda il bonus bebè, nel 2015 (e prima ancora per quanto riguarda l’indennità di maternità) quando il Parlamento ha introdotto una misura di sostegno economico delle famiglie (80 o 160 euro a mese, a seconda del reddito) escludendo però tutti gli stranieri privi del permesso di soggiorno di lungo periodo, cioè circa il 45% degli stranieri residenti in Italia.
Nel frattempo, l’Unione Europea aveva varato una direttiva in base alla quale tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti con un permesso che consente di lavorare hanno diritto alla parità di trattamento con i cittadini nelle prestazioni familiari.

La Corte Costituzionale ha dapprima interpellato la Corte di Giustizia Europea che, con sentenza del 2.9.2021, aveva già dichiarato il contrasto dell’esclusione prevista dalle norme italiane con la direttiva 2011/98 e con la Carta dei diritti fondamentali UE.

Ora la Corte Costituzionale – rigettando le tesi del Governo italiano che si opponeva alla estensione della prestazione invocando l’autonomia dello Stato italiano rispetto all’Unione Europea – ha definitivamente cancellato dal nostro ordinamento la discriminazione di una parte cosi rilevante di stranieri, consentendo a tutti coloro che hanno un permesso di almeno 6 mesi che consente di lavorare di accedere alla prestazione.

ASGI, Patronato INAS CISL Lombardia e Anolf  che hanno sostenuto i migranti in questo lungo contenzioso partendo dalla prima presentazione delle domande, esprimono piena soddisfazione per questo risultato che riafferma non solo il principio di uguaglianza tra italiani e stranieri ma prima ancora il diritto di ciascun bambino che nasca in una famiglia bisognosa di ottenere un aiuto pubblico senza distinzioni a seconda delle condizione giuridica dei genitori.

La sentenza – che come detto giunge dopo un lungo contenzioso che ha comportato dispendio di risorse pubbliche, aggravio per il sistema giudiziario e violazione di diritti per coloro che non hanno avuto la fortuna di ottenere l’aiuto delle associazioni per procedere in giudizio – è certamente anche un monito per il legislatore affinché non si ripetano in futuro scelte di questo genere che rappresentano un danno non solo e non tanto per i migranti ma per la crescita e la coesione dell’intera collettività di chi vive sul nostro territorio.