Vigneti, vendemmia, lavoratori, vaccini e ambiente
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Vigneti, vendemmia, lavoratori, vaccini e ambiente

Il Corriere della Sera Brescia intervista Daniele Cavalleri, segretario regionale FAI Cisl

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Pubblicato il 18 Settembre 2021

Nelle pagine che il Corriere della Sera dedica a Brescia, questa mattina c’è un’ampia intervista a Daniele Cavalleri, già segretario provinciale della FAI Cisl, oggi segretario regionale della Categoria.

Un dialogo che prende le mosse da una notizia di cronaca: due cittadini rumeni, arrivati in Franciacorta per la vendemmia stagionale, sono stati ricoverati al Civile perché colpiti da Covid-19. Dietro l’episodio le tante domande che accompagnano sempre la numericamente straordinaria presenza di lavoratori con le ombre del lavoro nero che in passato si sono allungate sui vigneti bresciani (nella foto in alto, un’immagine di repertorio di qualche anno fa: Cavalleri intervistato dopo la denuncia della FAI Cisl di Brescia sulle irregolarità nell’impiego della manodopera nei vigneti bresciani).

 

Cavalleri, lei è stato per tanti anni segretario della Fai-Cisl di Brescia e oggi è segretario aggiunto in Lombardia. Qual è la vostra stima sul numero di lavoratori in nero tra le vigne?

Quest’anno sembra che siano veramente pochi. Almeno da quel che ci risulta.

Da cosa lo deduce?

È una situazione diversa dal 2020, quando c’era l’obbligo dell’isolamento per i lavoratori che arrivano da Paesi come la Romania. Non si trovava personale sufficiente e qualcuno decise di affidarsi anche a dei faccendieri.

Nel 2021 non vige più l’obbligo?

Come Cisl avevamo posto il problema ad Ats. Siamo in zona bianca. E le autorità hanno stabilito che se arrivano dalla Romania significa che i lavoratori devono superare la dogana, perciò hanno già avuto un accertamento delle loro condizioni sanitarie.

Intende il tampone valido per 48 ore?

Spesso lo pagava l’azienda. E formalmente, con la negatività, avevano tutte le carte per poter lavorare.

Non sarebbe stato più facile chiedere alle cooperative di organizzare la vaccinazione?

Guardi, io sono di Erbusco. Mi ero interessato con il sindaco e il consorzio Franciacorta. Erano pronti a darmi l’ultimo piano delle Porte Franche per farne un centro vaccinale per i lavoratori agricoli. Poi però si è continuato con gli hub di Iseo e Chiari. Quest’anno gli stagionali arrivati dalla Romania per il 70-80% erano vaccinati.

Un esempio concreto?

So di un’azienda che ne ha portati qui mille: quelli poi risultati positivi erano cinque e sono rimasti isolati nelle strutture ricettive.

Tra i filari di Franciacorta e Garda lavorano sempre 4-5000 stagionali?

Sì, per l’80% stranieri.

Quest’anno non s’è più proposta l’idea di coinvolgere gli italiani disoccupati, percettori del reddito di cittadinanza?

Era stato un tentativo di trovare manodopera attingendo dalle liste per l’impiego. Ma molti percettori del reddito non volevano vendemmiare. E avevano dato zero disponibilità.

Come se lo spiega?

Temo che il reddito di cittadinanza abbia generato persone che non sono più abituate a lavorare. E che ritengono non sia necessario lavorare per vivere. Sarebbe stato meglio dare risorse alle imprese con l’impegno di investire e rilanciarsi e creare occupazione.

Come si fa a incentivare il lavoro (legale) in agricoltura?

Un esempio. Abbiamo appena depositato il verbale di costituzione dell’ente bilaterale dell’agricoltura bresciana, Ebat, che permetterà di gestire e regolamentare il mercato del lavoro: domanda e offerta.

Quest’anno tra le vigne c’è stato bisogno di meno manodopera perché il maltempo ha ridotto le rese?

Sì, si stima un calo del 30%. Dovuto a gelate, siccità e grandinate. Sono frutto del cambiamento climatico.

La Cisl è preoccupata del cambiamento climatico?

Sì, a livello lombardo abbiamo attivato un tavolo di confronto con la Regione. Vogliamo capire qual è la progettualità da qui al 2035: il pianeta sta cambiando più velocemente di ciò che pensavamo. È un problema mondiale. Prenda il mondo della pasta: è in crisi perché il surriscaldamento globale ha influito sulle produzioni. C’è carenza di materia prima e il costo delle semole è salito del 30-40%, da 400 a 700 euro/tonnellata.

Il consumatore se ne accorgerà, no?

Succede che la grande distribuzione non lo riconosce economicamente al produttore. E questo mette in ginocchio il settore.

Ad esempio?

Presto ce ne accorgeremo tutti: avremo una situazione difficile sui pastifici che andranno in crisi. Tra aumenti spropositati dell’energia elettrica, imballaggi e materie prime, le incognite sono tante.