Case di riposo, ritorno alla normalità ancora lontano
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Case di riposo, ritorno alla normalità ancora lontano

Non tutte le strutture hanno riaperto alle visite dei familiari. Il problema del personale

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Pubblicato il 19 Agosto 2021

Nell’editoriale del prossimo numero del giornale dei Pensionati Cisl, il segretario generale della Fnp provinciale, Giovanna Mantelli, commenta la circolare del Ministero del Salute che spinge le direzioni sanitarie delle Case di riposo a voltare pagina rispetto ai provvedimenti presi a tutela degli ospiti durante il periodo più critico della pandemia. D’ora in avanti – dice in  sostanza la nota ministeriale – le visite agli anziani nelle Case di riposo possono avvenire 7 giorni su 7 e devono avere una durata adeguata, fino a 45 minuti.

A piccoli passi, e forse ancora con qualche eccessiva resistenza, – scrive Giovanna Mantelli – ma le Case di riposo dovrebbero tornare finalmente ad aprirsi alle visite dei familiari”.

Questa mattina il quotidiano Bresciaoggi dedica al tema un articolo mettendo l’accento sull’aspetto problematico adombrato dalla sindacalista. In diverse strutture, infatti, la circolare del Ministero non trova ancora piena applicazione. Perché?

Le RSA – chiarisce Giovanna Mantelli – non stanno rispettando la normativa semplicemente perché non hanno personale.  Ci sono strutture che permettono l’accesso due volte a settimana, altre (succede nella Bassa) addirittura ogni 15-20 giorni“.

 

Perchè manca il personale?

Alla domanda del cronista sulle ragioni della carenza del personale, la sindacalista risponde senza troppi giri di parole: “Molti lavoratori delle Case di riposo stanno scappando nel pubblico visto che offre uno stipendio migliore. A questo si aggiunge il fatto che gli operatori sanitari che non hanno fatto il vaccino vengono sospesi dal lavoro. Una sospensione che per alcuni rappresenta l’unica opportunità di recuperare gli arretrati dopo mesi e mesi senza fare riposi o ferie. Abbiamo avuto un incontro in Prefettura con Ats Brescia e Ats Montagna, Upia e Uneba (le due associazioni che rappresentano il 90% delle strutture sul territorio bresciano), proprio per parlare di questo problema“.

 

Le scelte (sbagliate) della Regione

Una situazione paradossale: “Lo gridiamo ai quattro venti e ci stiamo muovendo come sindacati confederali – continua Mantelli – ma la Regione non ci ascolta, e riversa i soldi sugli ospedali mentre il territorio è completamente scoperto“.

 

Una grande preoccupazione

Rimandare ancora il ritorno alla normalità nelle Case di riposo è però molto rischioso: “Siamo molto preoccupati – sottolinea il segretario generale della Fnp Cisl provinciale – perché tra i tanti anziani morti per Covid ci sono anche quelli che si sono lasciati morire, perché è questo che fa la solitudine. Non vedevano i propri cari e si sono sentiti abbandonati“.

 

Occorre una spinta decisiva per il ritorno alla normalità

Anche per questo è assolutamente necessario fare ogni sforzo per aprire le RSA. Scrive ancora Giovanna Mantelli nell’editoriale del prossimo numero del giornale che arriverà all’inizio di settembre nelle case degli iscritti:

Sono tre le considerazioni che devono dare la spinta decisiva al ritorno alla normalità nelle Case di riposo. La prima è che la campagna vaccinale ha messo in sicurezza queste strutture prima di tutte le altre, ed è stato importantissimo. La seconda è rappresentata dai dati sull’insieme della popolazione: nella nostra regione quasi il 70% dei lombardi ha completato il ciclo vaccinale. La terza è l’introduzione del criterio del green pass (o dell’esito del tampone) per accedere alle strutture. Se poi sommiamo a tutto ciò il fatto che in questo anno e mezzo di pandemia abbiamo imparato bene l’importanza di alcune norme basilari – uso della mascherina, igiene delle mani, distanziamento – possiamo davvero pretendere che le Case di riposo riprendano la loro fisionomia di luoghi in cui contano le cure e l’assistenza, ma non di meno il mantenimento delle relazioni e la consuetudine degli affetti familiari“.