La riforma degli ammortizzatori sociali
TORNA INDIETRO

La riforma degli ammortizzatori sociali

Il Ministro del Lavoro pronto ad illustrare il progetto in un percorso concertato con le parti sociali

< 1 min per leggere questo articolo

Pubblicato il 8 Agosto 2021

Si delineano più chiaramente interventi e modifiche strutturali contenuti nella proposta di riforma degli ammortizzatori sociali, progetto che vede impegnato il Ministro del Lavoro in un percorso concertato con le rappresentanze imprenditoriali e quelle dei lavoratori.

La riforma verrà formalmente presentata domani alle parti sociali.

Il principio che guida l’azione riformatrice “è quello dell’universalismo differenziato”. In sostanza, l’obiettivo è “realizzare una adeguata protezione per tutti i lavoratori e, in ogni caso, differenziato secondo le caratteristiche settoriali ma, soprattutto, secondo le dimensioni aziendali”, si legge nella bozza di documento.

Si punta dunque a evitare che vi siano lavoratori “esclusi dal sistema di protezione sociale, sia in costanza di rapporto di lavoro sia in mancanza di occupazione, pur nel quadro di una differenziazione delle tecniche protettive e in grado di cogliere la strutturale elasticità delle dinamiche dei diversi settori produttivi”.

Il progetto prevede l’estensione della cassa integrazione ordinaria alle imprese ad oggi non coperte, un alleggerimento dei requisiti soggettivi e il potenziamento del sussidio economico per gli ammortizzatori in mancanza di lavoro, potenziamento della Dis-coll (l’indennità di disoccupazione).

 

Si prevede poi la costituzione di un Fondo emergenziale intersettoriale (Fei), quale assicurazione residuale in presenza di eventi di particolare gravità.

 

Altri obiettivi sono l’incremento del quantum del sostegno, l’introduzione di durate differenziate per dimensione aziendale e l’estensione delle tutele anche ai lavoratori delle imprese di piccole dimensioni (da 1 a 15 dipendenti).

Tra le misure in arrivo, anche un meccanismo di premialità che preveda una riduzione della contribuzione addizionale per le aziende che non fanno ricorso ai trattamenti di integrazione salariale per un tempo significativo.

Viene confermata la gestione esclusiva delle integrazioni salariali da parte dei Fondi bilaterali esistenti.