Riaprire le Case di riposo alle visite dei familiari
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Riaprire le Case di riposo alle visite dei familiari

Mantelli (Pensionati Cisl): le strutture del bresciano si mettano intorno a un tavolo per definire un protocollo comune

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Pubblicato il 6 Maggio 2021

Case di riposo: un’eterna zona rossa” è il titolo di un’inchiesta realizzata dalla Comunità di Sant’Egidio che il settimanale “La Voce del popolo” ha preso come spunto per le pagine di apertura del numero di questa settimana.
Hanno riaperto i ristoranti, i cinema, i centri commerciali; presto lo faranno palestre e piscine. Le Case di riposo no, restano chiuse, off limits. Il 64% non consente alcun tipo di visita, volontari e amici ammessi solo nel 15% delle strutture. L’81% non ha una stanza degli abbracci, il 61% non permette uscite nemmeno per visite specialistiche.

 

Ministro e Regione a favore della riapertura alle visite

Sull’argomento “Voce” ha intervistato anche Giovanna Mantelli, segretario provinciale dei Pensionati Cisl

A favore della riapertura delle Case di riposo ai parenti dei ricoverati, ha detto la sindacalista al giornalista che l’ha intervistata, “ci sono una circolare del ministro della Salute Roberto Speranza del 30 novembre scorso e una nota più recente che Giovanni Pavesi, direttore generale della direzione Welfare di Regione Lombardia in cui si evidenzia la necessità di riprendere le visite in presenza, “per evitare le conseguenze di un lungo e rigido isolamento sulla salute degli ospiti” e “un generale prolungato allentamento dei legami affettivi e una sospensione indebita dei contatti tra familiari”.

Il vero problema – continua Giovanna Mantelli – è che non essendo scritto in modo esplicito in alcun documento che le visite devono riprendere, molte strutture preferiscono tenere ancora il freno a mano tirato”.

Per questo è necessario, secondo il segretario dei pensionati della Cisl, che tutte le strutture del Bresciano si mettano intorno a un tavolo per definire un protocollo comune.

 

Vicinanza e affetto insostituibili

A preoccupare sono gli studi di carattere scientifico, psicologico e geriatrici, che denunciano un decadimento cognitivo e fisico di tanti ospiti. “Nonostante la dedizione e la cura con cui sono seguiti dal personale della struttura – afferma al proposito – non c’è nulla che possa supplire il bisogno di vicinanza e di affetto che solo un congiunto può dare”.

 

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