Il sindacato è una missione
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Il sindacato è una missione

Pierre Carniti raccontato dalla sorella Flo nell'intervista di uno dei corsisti della Scuola Sindacale Permanente

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Pubblicato il 16 Aprile 2021

Federico Lotta, operatore della Fai Cisl Brescia, è uno dei venticinque corsisti 2021 della Scuola Sindacale Permanente della Cisl Lombardia. Nell’ambito del modulo dedicato alla storia della Cisl i partecipanti sono stati invitati ad approfondire in maniera nuova le biografie di Giulio Pastore, Bruno Storti, Luigi Macario e Pierre Carniti. Insieme ad altri cinque corsisti, Federico ha scelto di lavorare sulla figura di quest’ultimo.

Carniti (Castelleone 25 settembre 1936 – Roma 5 giugno 2018) è stato uno dei sindacalisti più importanti del Novecento italiano. Segretario generale della CISL dal 1979 al 1985 ha segnato in maniera decisiva la cultura del movimento sindacale. La sua storia e il suo contributo allo sviluppo sociale e politico del nostro Paese è documentata in tanti libri diversi.

Come trovare qualcosa di nuovo sulla sua vita e sulla esperienza? Forse – si sono detti nel gruppo di lavoro – attraverso una testimonianza meno indagata e meno approfondita come può essere quella familiare, partendo dai primi anni castelleonesi di Pietro Secondo, che il padre, di forti convinzioni antifasciste, per uno sberleffo alle direttive del regime di usare nomi autarchici, fin dalla nascita decise di chiamare Pierre.

Nasce così una lunga conversazione, quasi un’ora e mezza, con Flo Carniti, sorella di Pierre, che Federico Lotta ha registrato a metà febbraio e montato in un video di 9 minuti* che dall’infanzia arriva alla radicalità della scelta sindacale nella Cisl.

 

 

“Ci sono incontri – scrive Lotta in una nota di presentazione del lavoro – che da subito aprono alla possibilità di una vera e propria metamorfosi; eccedono i contorni familiari dell’appuntamento, ponendoci di fronte alla consapevolezza che, a prescindere da come andrà, ne usciremo cambiati, in un certo senso “altri”; ed è l’altrove, forse, l’orizzonte verso il quale ci siamo fatti guidare.

Non si è trattato, almeno speriamo, di porci in maniera arrogante lontano da quel molto che è stato scritto e detto da e su Carniti, bensì del lasciar agire l’esigenza uno sguardo, a un tempo cieco e obliquo, che ci ha riposizionati continuamente, in alcuni momenti fuori strada e in altri troppo vicini al sole.

La testimonianza abita l’urgenza di una parola che manca a sé stessa proprio laddove chiede di farsi dono condiviso; e allora, ecco come i ricordi ci radunano attorno al fuoco, nella trepidante attesa che solo l’ascolto di una storia con la s minuscola è in grado di generare. Un ascolto non indirizzato alla semplice curiosità sul come andrà a finire, ma agito dalle mille e una sollecitazione di quel nervo scoperto che è il nostro essere comunità”.

 

* In un passaggio dell’intervista, Flo Carniti parla della “disgrazia di Flavio”. Si riferisce alla morte del fratello Flavio, seminarista di diciannove anni, morto nel 1954 per un incidente in lambretta.