Vaccinare nei luoghi di lavoro?
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Vaccinare nei luoghi di lavoro?

Il diritto alla salute vale per tutti. Il progetto di Regione Lombardia creerebbe disuguaglianze

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Pubblicato il 11 Marzo 2021

Cisl Brescia prende posizione sull’accordo tra Regione e parte del mondo industriale lombardo per portare a vaccinazione anti Covid nelle aziende.

 

La preoccupazione per la pandemia è sicuramente all’origine delle tante soluzioni che vengono ipotizzate per raggiungere con la vaccinazione, nel più breve tempo possibile, il maggior numero di persone.

UNA FUGA IN AVANTI SENZA COORDINAMENTO -Riconosciute però le buone intenzioni di tutti, resta la stranezza dell’accordo tra Regione Lombardia, Confindustria e Confapi per portare i vaccini nei luoghi di lavoro. E’ un’iniziativa che non tiene conto degli sforzi del Governo centrale per costruire una campagna di vaccinazione che raggiunga realmente tutti gli italiani, fatta con criteri omogenei e senza creare disuguaglianze.

UN PROBLEMA SOSTANZIALE – Perché il problema sostanziale è questo: un accordo che si basa su un principio di disuguaglianza. A parole si afferma che il diritto alla salute vale per tutti, nei fatti si deroga.
Basterebbe questo a suggerire ai protagonisti una più attenta considerazione.

QUALCHE DATO – Ma se non fosse sufficiente ci sono anche dati di realtà assai significativi. Brescia conta circa 115.000 aziende e 470.000 lavoratori dipendenti, ma il dato vero che troppo spesso si dimentica è oltre il 90 % delle imprese bresciane non ha più di 9 dipendenti.

QUALCHE DOMANDA – Ammesso e non concesso che a Confindustria e Confapi si aggreghino anche le altre rappresentanze d’impresa, come si può pensare di mettere in atto una campagna vaccinale a velocità diverse in base al criterio delle dimensioni?

Qualcuno si è posto il problema che per vaccinare occorre una struttura organizzativa dedicata, la presenza di un medico e di almeno un infermiere?

Le norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro prevedono che ogni azienda abbia un medico di riferimento: nella nostra provincia sono circa 700, ciascuno dei quali, ovviamente, segue più aziende: è a loro che l’accordo in questione chiederà di vaccinare?

E con quali vaccini si vorrebbe fare questa campagna nei luoghi di lavoro, visto che il problema dei problemi di questo momento è proprio la mancanza dei vaccini?

BASTA CONFUSIONEUn piano vaccinale, per dirsi tale, deve contare sul contributo di tutti; non abbiamo bisogno di venditori di promesse. I cittadini, tutti i cittadini, devono essere rassicurati: l’unico criterio accettabile è quello della trasparenza e della condivisione delle priorità vaccinali. Basta confusione. Regione Lombardia dia un contributo serio al piano nazionale di vaccinazione, l’unico che garantirà davvero lavoratori, famiglie, giovani e anziani.