L’Alco: supermercati chiusi per sciopero
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L’Alco: supermercati chiusi per sciopero

Sono quelli del Gruppo L'Alco (Despar, Eurospar, Interspar e Cash&Carry Alta Sfera): lavoratori esasperati

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Pubblicato il 26 Febbraio 2021

Renato Mariotti lavora al Cash&Carry Alta Sfera di Braone, in Valle Camonica; Lucia Vice a quello di Lonato. Questa mattina hanno dato voce alla loro preoccupazione e a quella dei 750 colleghi del Gruppo L’Alco.

Un piccolo impero della grande distribuzione che controlla i marchi Despar, Eurospar, Interspar e Cash&Carry Alta Sfera, con più di 40 punti vendita in Lombardia, la maggioranza a Brescia e provincia, altri a Bergamo, Pavia, Lodi, Milano e Monza.

Renato e Lucia, come tutti i colleghi, non ricevono lo stipendio da dicembre, non hanno avuto la tredicesima e nemmeno quanto stabilito dai rinnovi contrattuali. “Facciamo fatica ad arrivare a fine mese: continuiamo a lavorare senza ricevere nulla, in una situazione desolante, con scaffali vuoti e clienti che ci chiedono cosa sta succedendo”.

Il fatto è che nessuna sa più cosa rispondere. Il Gruppo L’Alco è in crisi (l’immagine che pubblichiamo è riferita ad una protesta di qualche mese fa), la proprietà vuole vendere ma chi potrebbe comprare vuole farlo con un terzo di personale in meno; così si torna al punto di partenza, con proposte di incentivo all’esodo inadeguate da parte degli attuali titolari dell’impresa, allusioni a fantomatici diversi possibili acquirenti e un inspiegabile black-out nella interlocuzione con le organizzazioni sindacali.

Da qui la decisione di una intera giornata di sciopero che domani, sabato 27 febbraio, interesserà tutti i punti vendita.

Se n’è parlato nel corso della conferenza stampa on line dei segretari provinciali di Fisascat Cisl (Paolo Tempini), Filcams Cgil (Luca Di Natale) e Uiltucs Uil (Roberto Mestrelli), con l’interventi anche dei segretari di Cisl Brescia (Alberto Pluda), Cgil (Francesco Bertoli) e Uil (Mario Bailo), oltre che di Renato Mariotti e Lucia Vice.

Sarà un o sciopero senza manifestazioni, nel rispetto delle norme anti Covid, ma con un volantinaggio per spiegare la situazione di enorme difficoltà in cui si trovano centinaia di famiglie e l’urgenza di un intervento delle istituzioni – Provincia e Regione innanzitutto – per costringere la proprietà a fare chiarezza delle sue intenzioni.

Il contesto in cui si inserisce questa crisi del Gruppo L’Alco – ha detto il segretario provinciale della Cisl – è quello disegnato dalla pandemia, con una riduzione dei consumi del 40% che sta mettendo in ginocchio l’intero sistema del commercio: -34% nel food, – 29% nel no food; per contro sono esplosi i volumi dell’e-commerce. E’ evidente che la sfida per una tradizionale organizzazione distributiva e commerciale è enorme e richiede capacità imprenditoriali non comuni, risorse e innovazione.

Per questa ragione – ha concluso il segretario della Fisascat Cisl Paolo Tempini – L’Alco deve dire cosa vuol fare con chi, con quali tempistiche e con quali garanzie per i suoi lavoratori. Per quanto ci riguarda non lasceremo nulla di intentato. Siamo pronti a sollecitare anche il coinvolgimento del Ministero per lo Sviluppo economico.