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CAF dimenticati dal Governo
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CAF dimenticati dal Governo

Senza un cambio di passo a rischio anche i servizi gratuiti come le pratiche ISEE

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Pubblicato il 16 Gennaio 2021

L’81% delle dichiarazioni fiscali viene raccolto in tutta Italia dai CAF, i Centri di Assistenza Fiscale, che assicurano una rete professionale, strutturata, di fiducia, che ha dimostrato anche nella delicata fase COVID-19 di essere punto di riferimento di milioni di italiani. Questa realtà, però, è oggi a rischio.

 

PLUDA (CISL BRESCIA): PREOCCUPATI

“Il CAF Cisl Brescia – sottolinea Alberto Pluda, segretario provinciale della Cisl – ha istruito e portato a termine lo scorso anno 60.491 pratiche per la dichiarazione dei redditi ed ha accompagnato 21.571 bresciani all’acquisizione dell’ISEE.  Un servizio importantissimo nella mediazione tra i bisogni dei cittadini e la complessa macchina dello Stato, che può essere reso a costi contenuti a lavoratori a cittadini anche grazie al riconoscimento di un contributo da parte dell’Erario che viene calcolato sul numero delle pratiche”.

 

DIMENTICANZE CHE PESANO

Il sistema rischia oggi di andare in tilt. La Legge di Bilancio 2021 ha infatti completamente omesso il tema delle risorse per i CAF, che resteranno così sprovvisti, anche nel 2021, di sufficienti coperture finanziarie per erogare fondamentali servizi di assistenza fiscale ai cittadini, tra cui le dichiarazioni ISEE.

 

LA CRISI DI GOVERNO ALLONTANA LA SOLUZIONE

La Consulta nazionale dei CAF (foto dal sito istituzionale) ha sollecitato la Presidenza del Consiglio, i Ministri competenti e i vertici dell’INPS a prendere in considerazione le richieste dei Centri di assistenza fiscale, ma nessun provvedimento di tipo strutturale è stato intrapreso, perpetuando una situazione d’incertezza e precarietà. E la crisi di Governo aggrava ulteriormente la situazione.

 

SERVIZI A RISCHIO

I CAF sono elemento essenziale di quella diffusa rete sociale che opera ogni giorno a sostegno e a tutela dei cittadini: se però questa rete non dovesse essere più in grado di svolgere in maniera efficace il proprio ruolo – avverte la Consulta  – non potremo essere noi a sentircene responsabili: la responsabilità ricade su chi avrebbe potuto e dovuto intervenire sul piano istituzionale, e non lo ha fatto“.