1.600 i bresciani che lavorano nella Sicurezza privata
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1.600 i bresciani che lavorano nella Sicurezza privata

Guadagnano mediamente 1.350 euro lordi al mese e sono senza contratto da cinque anni

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Pubblicato il 5 Dicembre 2020

1.600 lavoratori distribuiti in 9 aziende (due delle quali specializzate nel trasporto valori). E’ questa la realtà della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza nel Bresciano. “Un comparto che da cinque anni non vede rinnovato il contratto – spiega Paolo Tempini segretario provinciale della Fisascat Cisl – per un atteggiamento anacronistico delle Associazioni datoriali che impedisce non solo di riconoscere ai lavoratori gli adeguamenti salariali, ma anche di affrontare il problema della pirateria contrattuale, degli appalti al massimo ribasso e di una concorrenza imbarbarita; tutte questioni che vengono scaricate sui lavoratori”.

Tempini ricorda che lo stipendio medio lordo di una Guardia Giurata è di 1.350 euro lordi al mese, quello del personale dei servizi fiduciari di 950 euro lordi al mese: “Chiediamo un aumento salariale medio lordo di 125 ero, come riconoscimento di prestazioni di lavoro sempre più delicate come quelle a servizio degli uffici giudiziari e degli istituti di credito,  e sempre più importanti per la sicurezza di tutti come i servizi di sorveglianza e regolamentazione degli accessi agli ospedali e alle strutture sanitarie in questo anno segnato dalla pandemia”.

Quello economico è però solo uno degli aspetti del rinnovo contrattuale. “Oltre al tema dei cambi d’appalto e della concorrenza senza regole – conclude il segretario bresciano della Fisascat Cisl – vogliamo un impegno dei datori di lavoro sul rafforzamento delle procedure di tutela delle Guardie Giurate impegnate nel sicurezza nel trasporto valori e nel pronto intervento. Chiediamo anche un protocollo di formazione professionale più moderno, univoco sul territorio nazionale, adeguato al ruolo ed ai nuovi servizi coperti dal personale”.

Le organizzazioni sindacali delle Guardie Particolari Giurate e degli Addetti alla Sicurezza hanno scritto  al presidente del Consiglio e ai ministri competenti, “per rappresentare la situazione – conclude Tempini – e chiedere un intervento che consenta di sbloccare lo stallo della trattativa”.