Si ferma l’industria alimentare
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Si ferma l’industria alimentare

Uno sciopero per fare del contratto lo strumento di governo dei cambiamenti

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Pubblicato il 8 Ottobre 2020

Lo scorso 31 luglio le maggiori aziende dell’industria agroalimentare rappresentate da UnionFood, hanno sottoscritto il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del settore. Non lo hanno fatto le aziende e le rappresentanze di segmenti più piccoli (come Anica per le imprese che lavorano la carne o Mineracqua per le imprese di acque minerali) che si riconoscono in Federalimentare.

Fin dalla firma del contratto Fai Cisl, Flai Cgil e Uila hanno ribadito con forza che a fare testo è il documento sottoscritto con UnionFood e che vagheggiare della necessità di altri contratti è solo fantasia.

Fino a ieri la protesta sindacale si è limitata allo stato di agitazione e al blocco delle flessibilità; con lo sciopero di domani la vertenza si inasprisce in maniera significativa.

 

Nella nostra provincia Fai Cisl Brescia sarà a fianco dei lavoratori di numerose aziende, tra le quali Ferrarelle e Diamalteria di Darfo Boario Terme, Pasta Lensi di Verolanuova e Foresti di Gottolengo.

 

PREOCCUPA LA VISIONE MIOPE DI FEDERALIMENTARE

L’innovazione – ha affermato il segretario nazionale della Fai Cisl Onofrio Rota – non è soltanto quella tecnologica ma anche contrattuale. Con il contratto siglato nell’industria alimentare le parti sociali hanno avuto il coraggio di normare cose essenziali come la formazione per tutti, lo smartworking, la classificazione dei lavoratori, il fondo sanitario: per questo la mancata sigla, da parte di alcune associazioni di imprese capitanate da Federalimentare, per la divergenza su pochi euro riguardanti la parte economica, rappresenta una miopia e una mancanza di visione che non ci aspettavamo, specialmente in questo momento, in cui tante imprese hanno un bisogno enorme di nuovi strumenti per governare i cambiamenti in corso”.