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Èl blog del dutùr – Sanità in attesa di rivoluzione
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Èl blog del dutùr – Sanità in attesa di rivoluzione

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Pubblicato il 20 Settembre 2020

Mi colpisce sempre la distanza, soprattutto in Sanità, tra ciò che è scritto sulla carta e la realtà delle cose.

Prendiamo, ad esempio, la nascita di un reparto ospedaliero (o di un qualunque servizio sanitario), sempre accompagnata dalla precisa definizione della pianta organica necessaria al suo effettivo funzionamento: un primario, otto medici, ventiquattro infermieri e sedici operatori socio sanitari e un servizio di Segreteria; ciò permette di avere coerenza tra investimento e obiettivi del servizio.

Con il passare del tempo accade però che mentre il reparto è sempre lo stesso, qualche medico vada in pensione, o cambi struttura, senza essere sostituito, e il personale cominci ad avere, per età o per motivi sociali, qualche limitazione o esigenze che si ripercuotono sul servizio.

Sulla carta non è cambiato nulla, nella realtà tutto. Ciononostante al reparto viene chiesto di mantenere gli stessi standard di assistenza, anzi, di incrementarli, e di accogliere e curare un sempre maggior numero di pazienti.

Per senso del dovere gli operatori fanno il possibile e l’impossibile per dare a tutti i pazienti un buon servizio, ma la quota di lavoro in più che tocca ad ognuno per effetto della riduzione degli organici non viene né valorizzata né retribuita. L’assurdità è che nel bilancio dell’azienda sanitaria questa situazione potrebbe addirittura finire alla voce “riduzione dei costi”.

In qualunque azienda, alla richiesta di aumento della produzione si stabilisce in accordo con le organizzazioni dei lavoratori il numero di ore di straordinario entro limiti certi e la retribuzione relativa.

Nella Sanità no. Le ore che si fanno in più per il senso del dovere che dicevo sopra e a causa del mancato adeguamento della pianta organica, svaniscono nel nulla. Il personale della Sanità deve “regalare” centinaia e centinaia di ore – che vuol dire notti, turni, ferie non fruite, riposi saltati – perché  la carenza di personale non consente di recuperarle e perché mancano le risorse per pagarle.

Il risvolto curioso della vicenda è che tutto è certificato, registrato: ogni mese la busta paga riporta puntualmente il numero di ore che ognuno di noi ha ha fatto in più rispetto al suo normale orario: “ore in eccesso” vengono chiamate.

Chi lavora nella Sanità è stanco delle promesse di politici e amministratori con poca lungimiranza ed eccesso di parlantina. È scoraggiante come gli uni e gli altri facciano leva sul senso del dovere degli operatori, dimostrato una volta di più dall’emergenza COVID, rimandando continuamente la regolazione degli aspetti economici di questa partita, e magari manifestando sorpresa e incredulità di fronte al fatto che il personale, appena può, se ne vada altrove. 

Noi curiamo persone e non succederà mai che si lasci a metà un intervento, una visita, una terapia, un servizio perché il nostro orario di lavoro è scaduto. Ma è tempo di una rivoluzione profonda nella gestione della Sanità.

Angelo Cinelli
segretario generale Cisl Medici Brescia

 

 

Con la parola BLOG si definisce una sorta di diario online in cui l’autore pubblica pensieri, opinioni, riflessioni e considerazioni.
Angelo Cinelli è dirigente medico dell’Istituto Maugeri di Lumezzane. L’esperienza professionale, la conoscenza diretta dei problemi della sanità e il confronto con i colleghi sono all’origine di queste pagine.