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Anche la sanità bresciana ha un problema di ripartenza
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Anche la sanità bresciana ha un problema di ripartenza

L'analisi di Maria Rosa Loda (Segreteria Cisl) e l'urgenza di un patto da rinnovare

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Pubblicato il 15 Settembre 2020

Il 4 aprile scorso l’assessore regionale al welfare, Giulio Gallera, annunciava in una visita all’Ospedale Civile che in tempi brevi sarebbero partiti i lavori di ristrutturazione dei 5 piani della Scala 4 per allestire 180 posti letto destinati a pazienti Covid.

Un annuncio sul quale la Cisl, insieme alle altre organizzazioni sindacali, ha sollevato non poche perplessità: sulla collocazione fisica del nuovo centro Covid;  sul pericolo di ridurre il numero di posti letto di altre specialità con ricadute pesanti su pazienti e cittadini; sulla necessità di assumere almeno 300 fra infermieri, medici, tecnici indispensabili per far funzionare la struttura stessa.

 

GLI ANNUNCI E LA REALTA’ DELLE COSE

Oggi le notizie di stampa ci consegnano una realtà ben diversa: ancora nulla si è fatto per il territorio di fronte ad una possibile ripresa dei contagi ed ormai è assodato che l’intervento previsto presso la scala 4 del Civile, se ci sarà, sarà effettuato ad opera dei privati, compreso l’allestimento delle attrezzature. Rimarrebbe comunque aperto il problema già sollevato in precedenza dal sindacato, dalla Cisl in special modo, del reperimento del personale indispensabile al funzionamento del reparto.

Come Cisl bresciana siamo molto preoccupati della politica sanitaria regionale che a livello territoriale si è dimostrata carente. La vicenda del centro Covid a Brescia lo dimostra: molti annunci ma pochi fatti.

 

IL CHECK UP VA FATTO ALLA SANITA’ LOMBARDA

La riforma della sanità Lombarda datata 2015 è rimasta incompiuta. La continuità di cura fra ospedale e territorio e l’integrazione dei percorsi sanitari, sociosanitari e assistenziali in Lombardia è rimasta lettera morta.

Negli anni passati si è pensato esclusivamente a contenere la spesa sanitaria e di fatto alcune strutture previste dalla Riforma come i Presidi Territoriali sono rimasti sulla carta. Strutture che insieme ai medici di medicina generale avrebbero potuto occuparsi delle cure primarie nel territorio e contribuire ad effettuare una sorveglianza epidemiologica in grado di allertare per tempo il sistema sanitario e tracciare e contenere i focolai di contagio. Purtroppo non è andata così.

 

IL SISTEMA HA RETTO L’URTO DELLA PANDEMIA
SOLO GRAZIE AGLI OPERATORI SANITARI

Il sistema sanitario lombardo ha retto la crisi pandemica solo grazie all’impegno degli operatori sanitari. Ed è bene ricordare che per alcuni di questi lavoratori, quelli della sanità privata, passato il momento del “sono tutti eroi”, le parti datoriali non hanno ritenuto di dare corso all’applicazione di una pre-intesa siglata per il rinnovo di un contratto ormai scaduto da oltre 14 anni.

Oggi, nella speranza di una ripresa delle attività produttive e con la riapertura delle scuole, sono ancora molte le incognite sul fronte delle soluzioni da mettere in campo per affrontare la pandemia.

 

LA GENEROSITA’ DEI BRESCIANI NON PUO’ FARSI CARICO
DELLE MANCANZE DEL SISTEMA

Se pensiamo all’ultima vicenda legata alla necessità di allestire un Hub di servizi anti-Covid in tempo utile per sostituire l’attuale presidio organizzato al Brixia Forum, dobbiamo prender atto che il Comune ha fatto la sua parte mettendo a disposizione l’area di via Morelli, le strutture pubbliche, ASST in primis e ATS, si sono mosse per curare gli allestimenti della struttura, ma per far fronte ai costi di questa indispensabile operazione ci si è dovuti rivolgere alla generosità dei bresciani attraverso la disponibilità della raccolta fondi come AiutiAMObrescia.

Lodevole l’impegno e la generosità dei cittadini per sopperire alle mancanze della pubblica amministrazione, ma riteniamo indispensabile che il pubblico faccia la sua parte e ponga rimedio ai tanti anni in cui invece di investire sulla sanità imponeva pesanti tagli.

 

VISITE SPECIALISTICHE, UN’ALTRA EMERGENZA

In un quadro poco rassicurante come quello attuale, c’è un altro capitolo che ci preoccupa: l’impossibilità riscontrata da alcuni cittadini a prenotare visite specialistiche in tempi ragionevoli. Infatti, se anche già prima del Covid, in alcune strutture ospedaliere il tempo di attesa dei servizi era davvero toppo lungo, oggi diventa inaccettabile un ulteriore peggioramento dello stesso. Questa situazione di fatto costringe le persone a farsi carico di oneri e disagi: o per la necessità di doversi spostare dal proprio territorio di residenza o addirittura mettendo mano al portafoglio per usufruire di servizi offerti dai privati, subito disponibili.

 

IN REGIONE  UN CONFRONTO “CONQUISTATO”

L’azione incessante del sindacato confederale, anche attraverso i numerosi presidi davanti alla sede di Regione Lombardia, ha portato finalmente all’incontro del 10 settembre con lo staff della Direzione Generale Welfare, dal quale è emerso un positivo apprezzamento delle proposte sindacali per un “Nuovo patto sulla sanità in Lombardia”, che affronta nel dettaglio le varie tematiche in campo. Le parti al termine dell’incontro si sono lasciate con l’impegno da parte di Regione Lombardia di convocare ulteriori specifici incontri su tre tematiche fondamentali:

E’ un passo nella direzione attesa, le proposte del sindacato rappresentano un valido contributo per individuare soluzioni a problemi che non possono più aspettare.

Tanti sono gli indicatori – l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dei malati cronici, i nuovi pericoli legati a possibili pandemie – che sollecitano interventi di massima urgenza. Lo chiedono i cittadini, lo chiedono i lavoratori e i pensionati, che nel nostro Paese, come sappiamo, contribuiscono in maniera determinante al mantenimento dei servizi pubblici, pagando le tasse fino all’ultimo centesimo.

 

Maria Rosa Loda
segretario CISL Brescia