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I vendemmiatori che mancano e qualche dato su cui riflettere
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I vendemmiatori che mancano e qualche dato su cui riflettere

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Pubblicato il 11 Agosto 2020

La questione vendemmia ha reso ancora più evidente la scarsa efficienza degli strumenti pubblici deputati all’incontro da domanda e offerta di lavoro. A monte c’è un’impostazione politica, quella voluta dal Movimento Cinque Stelle sul Reddito di cittadinanza, che giorno dopo giorno si conferma un’operazione puramente assistenziale ben lontana dai proclami che la presentavano come esempio delle politiche attive per il lavoro.

Sul tema il Giornale di Brescia ospita questa mattina nella pagina dei commenti e delle opinioni un intervento di Paolo Reboni, segretario Cisl con delega al mercato del lavoro, che riporta anche alcuni dati ufficiali dell’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, davvero sconcertanti: sulla totalità di quanti ricevono il Reddito di cittadinanza e si sono dichiarati disposti a sottoscrivere un percorso per trovare un lavoro, i Centri per l’impiego del Piemonte ne ha preso in carico il 60%, quelli della Lombardia solamente il 4%. E’ questa l’enorme questione che anche la storia dei vendemmiatori che mancano ha contribuito a mettere di nuovo sotto i riflettori.

 

I vendemmiatori che mancano
e qualche dato su cui riflettere

L’assessore Rolfi ha presentato ieri al Giornale di Brescia l’idea di un “iter agile” per i 20mila bresciani percettori di reddito di cittadinanza “potenziali braccianti”. Il problema è dare una risposta alla quarantena decisa dal Ministero della Sanità per tutti coloro che provengono dai Paesi in cui si registra una ripresa del Coronavirus, tra cui la Romania dalla quale era attesa la stragrande maggioranza dei lavoratori stagionali per le vigne bresciane.

I numeri dell’assessore vanno però corretti, visto che i “potenziali braccianti” non sono la totalità dei percettori dell’indennità ma gli 8.500 che hanno dichiarato d’essere disponibili a lavorare, ai quali la Legge n.77 del 17.07.2020 consentirebbe loro di aggiungere il ricavato da prestazioni di lavoro dipendente a tempo determinato in agricoltura con il RdC. Il progetto dell’assessore regionale è sicuramente apprezzabile. Forse un tantino macchinoso, ma lo si capisce se si guarda in faccia la scarsa efficienza dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro modellato sul cinquestellepensiero.

In Italia (dati ANPAL maggio 2020) le persone che ricevendo il Reddito di cittadinanza e sono disponibili a sottoscrivere un percorso per trovare un lavoro sono 875.887; i Centri per l’impiego, anche attraverso i famosi navigator, ne hanno preso in carico il 43% (376.552). Riportare queste stesse voci nello specifico della Lombardia restituisce un quadro davvero desolante: 64.305 i percettori di reddito di cittadinanza che vorrebbero lavorare; 2.758 quelli presi in carico, vale a dire il 4%. Com’è possibile che in Piemonte la percentuale della presa in carico sia del 60%, in Sicilia del 52%, in Veneto del 49% e in Lombardia del 4%!

Un “mistero” che però spiega il muro di gomma su cui si è infranta la proposta della CISL di Brescia alla Provincia di andare a verificare tra gli 8.500 di cui ho detto all’inizio la disponibilità per la vendemmia. Di fronte al problema si è cominciato a sentir parlare di “quarantena attiva”, di protocolli regionali di sicurezza, di raccolta meccanizzata delle uve; l’ultimo dei pensieri è stato quello di favorire l’occupazione nostrana. “Figurati se gli italiani accettano di andare a raccogliere uva sotto il sole d’agosto” mi sono sentito dire da un eno-imprenditore

Personalmente sarei molto interessato a conoscere gli incarichi svolti dai 50 navigator assegnati ai Centri per l’impiego durante il lockdown, ma in questo momento mi chiedo molto più semplicemente se la Provincia, abbia fatto tutta la sua parte: questi 50 specialisti non avrebbero potuto fare ognuno dieci, venti telefonate al giorno per raggiungere coloro che hanno dichiarato di voler lavorare e verificare la loro disponibilità?

In una situazione economicamente e socialmente molto delicata, un’opportunità di lavoro importante è stata lasciata cadere come se nulla fosse.

La grande preoccupazione sull’autunno e sulle difficoltà di ripresa del sistema economico e produttivo non ha prodotto quel di più di iniziativa che era lecito attendersi sull’inaspettato problema del rimpiazzo di manodopera per la vendemmia.

L’idea dell’assessore regionale all’Agricoltura arriva troppo tardi? Forse. Ma se fatta propria da tutti gli attori in campo, qualche risultato lo darà.

Resta, enorme, la questione di uno dei servizi pubblici basilari per l’incontro tra domanda e offerta che non può continuare ad essere trattato come la cenerentola delle politiche attive per il lavoro: servono organici adeguati e assunzioni stabili, occorrono dirigenti motivati e politici in grado di indicare percorsi.

Paolo Reboni
segretario CISL Brescia