Vendemmia, stagionali bloccati dal Covid. Che fare?
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Vendemmia, stagionali bloccati dal Covid. Che fare?

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Pubblicato il 30 Luglio 2020

“Stagionali rumeni bloccati dal Covid, vendemmia a rischio”. Titola così il sito agrifoodtoday in un articolo dedicato al rebus sull’arrivo in Italia di decine di migliaia di lavoratori necessari ai vigneti del nostro Paese.

“Mentre la politica italiana si divide su accogliere o meno qualche centinaia di migranti provenienti dall’Africa, con i contrari che sollevano il rischio di contagi da coronavirus, dal Nord al Sud – scrive agrifoodtoday – c’è chi chiede a gran voce di garantire la presenza nei campi di 110mila stagionali da Romania e Bulgaria, Paesi dove la diffusione del Covid-19 sta raggiungendo livelli preoccupanti. Tanto che il ministro della Salute, Roberto Speranza ha imposto a chi arriva da questi Stati una quarantena di 14 giorni. Un provvedimento sacrosanto, che pero’ sta mandando in cortocircuito la vendemmia”.

 

UN CORRIDOIO PROTETTO PER GLI STAGIONALI?

La decisione del Governo è stata presa nel fine settimana in seguito ai dati davvero preoccupanti sull’andamento della pandemia. Secondo Coldiretti “occorre trovare delle soluzioni alternative per evitare di compromettere gravemente il risultato dell’intera annata agraria”.

 

IL PROTOCOLLO DI REGIONE LOMBARDIA

Intanto Regione Lombardia (che in un comunicato afferma di essere in contatto con il Ministero della Salute per armonizzare le sue decisioni con quelle sulla quarantena da Romania e Bulgaria) ha varato un protocollo – dalla genesi abbastanza problematica come ha rilevato la Fai Cisl – che prevede per i lavoratori stagionali sostanzialmente due cose: tampone gratuito in fase di assunzione e misurazione quotidiana della temperatura corporea con l’esclusione temporanea dall’attività nel caso questa sia superiore a 37,5 gradi.

 

PAGHE TROPPO BASSE ALLONTANANO GLI ITALIANI DALLE VIGNE

L’obiettivo, certamente non facile da raggiungere, è coniugare le esigenze sanitarie con quelle economiche delle aziende vitivinicole.

Nel bresciano la vendemmia occupa annualmente 3, 4mila lavoratori, nella quasi totalità provenienti dall’estero: gli italiani sono restii a tornare nei campi, anche perché le aziende vitivinicole non pagano adeguatamente il duro lavoro richiesto nelle due settimane di raccolta delle uve, puntando sul basso costo del lavoro della manodopera dell’Est europeo.