Vendemmia e protocollo anti-Covid. Cavalleri (Fai Cisl): problematico

Problematico e poco realistico. Potrebbe essere questa la sintesi del giudizio di Daniele Cavalleri, segretario provinciale della Fai Cisl, sul protocollo anti-Covid per i lavoratori stagionali in arrivo dalla Romania per l’apertura, dal 10 agosto, della vendemmia in Franciacorta.

Regione Lombardia ha detto ieri alle associazioni di categoria e ai sindacati del settore che intenderebbe sottoporre a tampone i lavoratori stagionali per escludere il contagio. Secondo l’assessore alla sanità Gallera, l’operazione dovrebbe avvenire in ambulatori dedicati delle Ats. Inoltre, per tutti i braccianti, sarebbero obbligatorie misure di sicurezza simili a quelle in vigore per chi lavora negli uffici, con la misurazione della temperatura a inizio turno (e la segnalazione all’Ats di chi supera i 37,5°C, per procedere al tampone) e l’utilizzo delle mascherine, anche all’aperto.

Intervistato in merito dal Giornale di Brescia, Daniele Cavalleri non ha nascosto preoccupazioni e perplessità: “Sottoporre tutti i braccianti al tampone durante la visita preassuntiva da parte di Ats mi sembra una strada difficilmente percorribile: è in grado Ats, poi i laboratori, di processare oltre tremila tamponi in pochissimo tempo?”.

L’incontro di ieri in Regione è stato aggiornato a lunedì: “La garanzia che chiederemo – ha dichiarato ancora il sindacalista al quotidiano – è quella di avere tempi certi per i tamponi. Così come diremo che non ha senso, almeno per la nostra provincia dove tre aziende reclutano l’80% dei lavoratori stagionali addetti alla raccolta dell’uva, che il lavoratore debba rifare il tampone se finita la raccolta in un’azienda continua a farla in un’altra”.

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