L’emozione di Franco Castrezzati davanti al luogo della strage
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L’emozione di Franco Castrezzati davanti al luogo della strage

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Pubblicato il 28 Maggio 2020

Sulla carrozzina spinta dalla nipote, accompagnato dal figlio Marco, Franco Castrezzati – che stamattina aveva partecipato in Vantiniano alla messa celebrata dal Vescovo nel ricordo delle vittime della strage  – ha voluto poi essere portato anche in Piazza della Loggia, nonostante i 94 anni e nonostante il Coronavirus.

Anche stavolta, sostare davanti alla stele con i nomi delle vittime e vedere la colonna sbrecciata dalla bomba, è stato per lui un momento di grande emozione.

 

ALL’IMPROVVISO IL BOTTO, LA GENTE A TERRA

Franco Castrezzati stava intervenendo dal palco durante la manifestazione sindacale unitaria antifascista quando scoppiò la bomba. Di quel giorno ha raccontato più e più volte. Riproponiamo qui alcuni stralci di un’intervista rilasciata nel 2012.

 

«Avevo iniziato alle 10 in punto, c’era gente che stava ancora entrando. All’improvviso, due minuti dopo, il fumo. E l’eco del botto. Ho visto la piazza come “aprirsi”, la gente a terra. Non riuscivo a capire… Non riuscivo a capire, c’era grande confusione. Gente che gridava, piangeva. Persone che si lamentavano. Non si capiva se ci fossero morti o feriti. Poi, poi…».

«Ho incontrato Luigi Bazoli, cercava sua moglie. L’avevo vista a terra, non ho avuto il coraggio di dirglielo. Cercavo mio fratello Giovanni, che lavorava all’Om ed era in piazza. Era ferito a una gamba. Gliela legammo con i cavi dell’impianto di amplificazione per fermare l’emorragia. Più tardi l’on. Bruno Storti, che quel giorno era a Desenzano per il Consiglio nazionale della Cisl e si precipitò in città non appena seppe dell’attentato».

«Noi veniamo dalla Liberazione. Abbiamo conquistato la libertà e la democrazia usando la violenza come unico mezzo possibile per combattere quella fascista. Raggiunto l’obiettivo, abbiamo continuato a credere in questi ideali. Ci crediamo, oggi come allora».

«I fascisti espulsi dai Servizi alla fine della guerra, ci sono tornati. Richiamati da esponenti dello Stato che se ne sono serviti a fini politici, in funzione anticomunista. Hanno alimentato la strategia del terrore e della tensione».

 

Foto Chiara Bertagnolli