Èl blog del dutùr – Il verbo del dopo Covid-19? Rifondare

In questi giorni, passata (si spera) l’emergenza Covid-19, da più parti  si parla – l’ho fatto anch’io in questi appuntamenti quasi settimanali! – della necessità di rifondare il sistema sanitario. Da dove si dovrebbe cominciare?

Dai dati di realtà. Le rilevazioni dell’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani – riprese e riproposte alla riflessione anche dalla newsletter dei Pensionati Cisl – ci ricordano che il 50% dei medici ha un’età superiore ai 54 anni e che discorso simile vale per gli infermieri. L’introduzione poi di Quota 100, ha fatto perdere al servizio pubblico altri professionisti. Ad accentuare ulteriormente i problemi c’è poi l’insufficienza della borse per le specializzazione e la scarsa attrazione del servizio sanitario pubblico, rispetto al privato, o ad un lavoro meglio riconosciuto all’estero.

Dal 2000 qualcuno ha pensato che senza incrementare i finanziamenti, riducendo i posti letto e riducendo il numero di medici e infermieri il sistema sanitario avrebbe funzionato comunque. Ma si è alzata l’età media degli utenti, con l’aumento della spesa per la cronicità e un aumento considerevolmente nella popolazione della richiesta di “salute”.

In Lombardia, nella eccezionalità della situazione generata dalla pandemia di Covid-19, i colleghi di Medicina Generale si sono trovati ad affrontare una emergenza di cui avevano avuto percezione senza mezzi e senza direttive precise. Il primo intervento dell’auspicata rifondazione del sistema sanitario dovrebbe quindi essere a loro favore, dotandoli dei presidi e degli strumenti necessari, prima che un’altra emergenza si ripeta.

Il secondo intervento dovrebbe andare a ridurre il carico burocratico e dotare i medici  di una infrastruttura informatica efficace nello scambio di informazioni tra territorio, ospedale e centri decisionali.

Il terzo, forse il più oneroso, ma che permetterebbe la riduzione del carico sugli ospedali, dovrebbe portare ad una “medicina di zona”, con pool di Medici di Medicina Generale, affiancati da un gruppo di infermieri professionali, per la gestione delle patologie croniche, con la possibilità di collaborazione con gli specialisti, o tramite telemedicina, o direttamente negli studi del medici, per affrontare i casi più complessi.

Impossibile? La capillarità della riposta sanitaria, sia medica che infermieristica, avrebbe importanti e vantaggiose ripercussioni su tutta la popolazione, in termini di prevenzione, riducendo le liste di attesa, permettendo diagnosi e interventi di salute pubblica rapidi e incisivi.

Sul lungo periodo ne deriverebbero anche sostanziali risparmi di spesa. Il problema vero è che tutto questo comporta un radicale cambio di mentalità, che tutti si augurano ma che nessuno avvia.

Per mettere a frutto ciò che abbiamo drammaticamente vissuto nella fase emergenziale dei mesi scorsi, occorre rompere gli indugi, superare le ambiguità e ribaltare la piramide del sistema sanitario regionale: la buona sanità comincia da una nuova organizzazione sul territorio fatta di presìdi e sinergie competenti, deve poter contare su una diagnostica efficiente nei tempi oltre che nella qualità, e quando occorre sull’ospedalizzazione.

Prevenire è meglio che curare, sempre.

Angelo Cinelli
segretario generale Cisl Medici Brescia

 

 

Con la parola BLOG si definisce una sorta di diario online in cui l’autore pubblica pensieri, opinioni, riflessioni e considerazioni.
Angelo Cinelli è dirigente medico dell’Istituto Maugeri di Lumezzane. L’esperienza professionale, la conoscenza diretta dei problemi della sanità e il confronto con i colleghi sono all’origine di queste pagine.

 

 

 

 

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