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La Sanità dopo l’emergenza? Cremaschini (Cisl FP): “Da ripensare”
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La Sanità dopo l’emergenza? Cremaschini (Cisl FP): “Da ripensare”

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Pubblicato il 10 Marzo 2020

Angela Cremaschini, segretario generale della Cisl Funzione Pubblica di Brescia, torna a parlare di emergenza sanitaria, del ruolo del personale della sanità, e di come dovrà cambiare la sanità pubblica una volta superata questa delicatissima situazione.

E’ molto bello – dice – vedere l’ammirazione generale per ciò che fanno medici, paramedici, infermieri, personale dei servizi sanitari e volontari. Adesso c’è addirittura chi ci chiama eroi. Certamente fa piacere, ma non siamo eroi: per chi sta nei Pronto Soccorso, nelle Rianimazioni, nelle corsie d’Ospedale o sulle ambulanze, ogni giorno è fatto di emergenze da fronteggiare.

 

Quella che viviamo è però un’emergenza alla massima potenza!

Sì, alla quale il personale della sanità risponde con la professionalità, la competenza e la dedizione che gli è propria. Vorrei però sommessamente ricordare che è lo steso personale che nei mesi scorsi è finito ripetutamente nelle pagine di cronaca dei giornali per le aggressioni subite nei Pronto Soccorso da parte di utenti che se ne infischiavano dei livelli di urgenza e ritenevano insopportabile dover aspettare il loro turno. L’emergenza passerà, che resti però nei comportamenti di tutti un po’ di coerenza sulla considerazione che va data al lavoro pubblico e al lavoro nella sanità.

 

Avete denunciato la mancanza dei presidi sanitari e chiesto che la Regione riconosca anche economicamente il lavoro in questa emergenza. È corretto?

Il 4 marzo, nella videoconferenza con la direzione generale del Welfare di Regione Lombardia abbiamo detto chiaramente che vogliamo risorse straordinarie aggiuntive, e ribadisco sia la “straordinarietà” che il fatto che devono essere risorse nuove in “aggiunta” a quelle esistenti, per riconoscere al personale della sanità il rischio biologico, per pagare le ore straordinarie e le prestazioni extra funzione.

 

E dopo?

Bisognerà rimettere insieme i cocci di una sanità pubblica e privata che dovranno essere rilette e riviste in una chiave totalmente diversa. Chiederemo conto con forza alla politica e all’organizzazione della sanità pubblica dei tagli delle risorse, personale, del salto turni, dei fondi insufficienti a coprire le ore straordinarie richieste d’ufficio per coprire la normale attività.

 

Secondo lei cambierà in futuro l’organizzazione dei servizi sanitari?

Dovrà cambiare. L’eccellenza sanitaria della Lombardia, che c’è, che è vera e reale, ha mostrato d’avere nei posti letto di rianimazione una grave inadeguatezza.  Serviranno investimenti per un piano strategico sulle maxi emergenze, e un’inversione culturale organizzativa per archiviare quel malinteso efficientismo che con l’idea di avere sempre fornitori in linea non ha previsto scorte adeguate di mascherine, guanti, visiere, camici, tamponi;  investire sui dispositivi di protezione individuale non dovrà mai più essere presentato come uno spreco!

 

Come usciremo da questa emergenza?

Con l’adozione da parte di tutti delle raccomandazioni sui comportamenti da tenere. Non c’è al momento altra strada. E a guidarci fuori dall’emergenza saranno le donne e gli uomini oggi in prima linea nella prevenzione, diagnosi e cura. Di loro possiamo davvero essere orgogliosi.