Rapporto Fim Cisl, preoccupazioni serie per il manifatturiero

Fim Cisl Lombardia ha diffuso ieri il suo 48° Rapporto semestrale sulle crisi nel settore metalmeccanico. I dati si riferiscono alla seconda metà del 2019. Una fotografia rapidamente ingiallita dall’ attualità di quest’ultimo mese di cui lo stesso Rapporto prende atto dedicando agli effetti economi di quanto avvenuto in Cina come conseguenza del contagio del Coronavirus un’ampia riflessione.

Il dato di sintesi dell’industria metalmeccanica lombarda nel secondo semestre dello scorso anno è l’aumento del ricorso alla cassa integrazione, con oltre 17mila lavoratori coinvolti (+4,7% rispetto ai primi sei mesi del 2019) in 392 imprese (+4,5%).

Le province più colpite dal rallentamento dell’economia sono Milano (5.245 addetti in cassa integrazione), Bergamo (2.716), Lecco (2.123) e Brescia (16 aziende coinvolte con 1.897 lavoratori in cassa integrazione).

 

LO STOP CINESE: EFFETTI DEVASTANTI A LIVELLO GLOBALE

Sulle già complicate prospettive per il settore determinate sul finire del 2019 dal rallentamento dell’economia della Germania, dal “pasticcio legato alla vertenza ex Ilva” e dalla politica dei dazi, hanno fatto irruzione gli effetti del blocco dell’economia cinese determinato dal diffondersi del Coronavirus.

“La Cina – si legge nel Rapporto Fim Cisl Lombardia – rappresenta il 17% del Pil mondiale e quindi il suo rallentamento ha effetti devastanti per l’economia globale”. […] Ci aspettiamo un impatto negativo sull’industria manifatturiera lombarda”.

Per questo la Fim rilancia una forte richiesta al Governo e alla Regione per un concreto impegno per le politiche industriali, per il rilancio degli investimenti, il sostegno all’occupazione, ai salari e alla domanda interna.

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