Il monito e la speranza accendono le fiaccole del Giorno della Memoria

La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia”. La frase di Primo Levi, letta questa sera davanti al monumento che a Brescia ricorda le vittime degli internati nei campi di concentramento, risuona in tutta la sua drammatica attualità in questo Giorno della Memoria 2020.

Il brano è stato scelto da Mariarosa Loda, della Segreteria provinciale della Cisl, alla quale è stato chiesto di introdurre e collegare gli interventi al termine della fiaccolata che ha attraversato il quartiere di Borgo Trento.

 

SEGNI D’INFEZIONE EVIDENTI

Per Primo Levi i segni dell’infezione sono diversi: “il disconoscimento della solidarietà umana, l’indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l’abdicazione dell’intelletto e del senso morale davanti al principio d’autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un’idea”.

 

AVERE E TRAMANDARE MEMORIA

Le parole del sindaco Emilio Del Bono, le testimonianze di Antonio Trebeschi e di Antonio Milani nel ricordo di familiari che hanno subìto la deportazione e le atrocità dei campi di sterminio, hanno ribadito l’importanza di avere e tramandare memoria su quella pagina buia della storia che va sotto il nome di Olocausto.

 

…EPPURE QUANDO GUARDO IL CIELO

La follia nazista è stata sconfitta dalle armi ma anche dalla speranza che non hanno potuto uccidere. Come quella che Anna Frank affidò ad una sua pagina di diario di cui pure è stata proposta la lettura: “Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ci ucciderà, partecipo al dolore di migliaia di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno la pace e la serenità”.

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