Disabilità e lavoro: c’è bisogno di una cultura dell’inclusione

Presentata questa mattina nell’Università degli Studi di Brescia una ricerca sulla condizione dei lavoratori disabili nel nostro territorio. Realizzata dall’Osservatorio sul Mercato del Lavoro e Relazioni Collettive dell’Università degli Studi di Brescia, la ricerca ha indagato comportamenti e percezioni sia delle aziende (115 questionari tra le imprese private bresciane che, in aderenza ai criteri di cui alla Legge 68/99, hanno avuto l’obbligo di assumere almeno un lavoratore disabile nel corso dell’ultimo triennio) che dei dipendenti(834 questionari tra i lavoratori concentrati principalmente nel segmento manifatturiero).

Tra le relazioni introduttive di inquadramento, particolarmente apprezzata è stata quella di Silvia Stefanovichj (foto), responsabile dell’Ufficio Disabilità e Work Life Balance della Cisl nazionale

A rendere possibile lo studio è stato anche il contribuito organizzativo della Cisl, direttamente impegnata con quattro sue Categorie – Fim (meccanici), Femca (tessile, chimica, gomma), Fit (trasporti), Fisascat (commercio) – nell’illustrazione del progetto di ricerca nei luoghi di lavoro, nella diffusione prima e raccolta poi dei questionari.

 

QUALCHE DATO GENERALE

L’età media dei lavoratori con disabilità impiegati nelle imprese bresciane è di 43 anni. Il 52% delle assunzioni ha riguardato posizioni da operaio, il 18% impiegati amministrativi di basso livello, il 14,3% tecnici o impiegati amministrativo di livello medio.
I canali usati dai datori di lavoro per l’assunzione dei disabili sono stati per il 39% quelli dei centri per l’impiego e del collocamento mirato, seguiti dalla conoscenza diretta del disabile (25%) e dalle agenzie del lavoro (17%).
I fattori ritenuti più incidenti su un inserimento di successo del lavoratore disabile sono quelli di una preselezione e di una selezione adeguata, di un appropriato supporto da parte dei servizi territoriali e di una buona accoglienza da parte del gruppo di lavoro.

 

NOVE VOLTE SU DIECI, ASSUNZIONI PER OBBLIGO DI LEGGE 

Interrogati sul peso delle ragioni che hanno condotto l’impresa ad assumere persone disabili, i datori di lavoro – su una scala da 1 (per nulla importante) a 10 (molto importante) – sostengono che il rispetto dell’obbligo di legge rispecchi un valore di 9.1, le politiche aziendali rivolte alla responsabilità sociale un valore in media pari a 6.1, gli eventuali obblighi previsti in contratti collettivi uno pari a 6.5, l’applicazione di politiche aziendali in favore della diversità un valore pari a 5.7 e i benefici economici un valore pari a 3.7.

 

REBONI (CISL): FORMAZIONE SOTTOVALUTATA

“A questo proposito – ha fatto notare Paolo Reboni che per la Segreteria Cisl segue queste problematiche ed è intervenuto alla tavola rotonda con Aib e istituzioni – va detto che purtroppo la formazione, sulla quale tutti siamo sempre d’accordo nel definire strategica per tutti i lavoratori, raggiunge solo il 10% dei lavoratori con disabilità. Ed è un paradosso se si leggono nel dettaglio i risultati della ricerca su cosa si aspettano le aziende da questi lavoratori e su come vengono impiegati”.

 

IL PUNTO DI VISTA DEI LAVORATORI

Da questionari compilati dai lavoratori emerge che il tema della disabilità sul luogo di lavoro non è particolarmente sentito da parte delle imprese bresciane (4.6 su una scala da 1 a 10). Valutazioni più positive sono state espresse sulla percezione del tema da parte dei sindacati bresciani (6.0 su una scala da 1 a 10).
Secondo i lavoratori, ad ostacolare l’affermarsi delle pratiche di integrazione dei disabili sono la scarsa cultura dell’inclusione e la scarsa valutazione delle capacità professionali dei disabili; per favorirle sarebbe opportuno introdurre corsi di sensibilizzazione ai dipendenti, mansioni dedicate e valorizzazione delle capacità nonostante le disabilità.

 

 

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