Arcelor-Mittal, lo stop di Taranto e un pesantissimo effetto domino

La chiusura dell’ex Ilva di Taranto con il disimpegno di Arcelor-Mittal rischia di travolgere l’industria metalmeccanica lombarda. La Fim Cisl regionale lo afferma in un comunicato sottolineando che la fine dell’acciaieria pugliese, la più grande d’Europa, colpirebbe “a cascata tutta la filiera, rendendo complicato l’approvvigionamento di acciaio e costringendo le nostre imprese a rifornirsi dall’estero, con gravi contraccolpi in termini di posti di lavoro anche nel settore metalmeccanico lombardo”.

“Siamo molto preoccupati – afferma il leader regionale dei metalmeccanici della Cisl – innanzitutto per le possibile ricadute sui lavoratori delle sedi Arcelor di Milano e hinterland (quasi 200 persone) e sui dipendenti della controllata Innse Cilindri di Brescia (114 lavoratori)”.

“Ma anche i distretti industriali, la meccanica strumentale di Bergamo e Brescia e la metalmeccanica di Lecco, avrebbero ripercussioni – continua il sindacalista – con il rischio di spostare all’estero la catena dei fornitori, con ripercussioni sulla competitività e conseguente perdita di valore e posti di lavoro, impoverendo tutto il tessuto produttivo. Il dramma legato all’ex Ilva si tradurrebbe in un miliardo di PIL bruciato nel Nord del Paese, ovvero a tantissimi posti di lavoro che andrebbero in fumo. Non possiamo mettere a rischio la nostra indipendenza industriale che aprirebbe le porte a una nuova crisi in una regione dove l’industria metalmeccanica mostra segnali preoccupanti”.

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