La straordinaria attualità di Giulio Pastore. Domani convegno Cisl-Acli

Cinquant’anni fa moriva Giulio Pastore, uomo di singolare importanza nella storia italiana del dopoguerra e nella definizione di un nuovo cattolicesimo sociale, frutto di un percorso che lo vide formarsi nell’Azione Cattolica, combattere il fascismo, impegnarsi nell’esperienza sindacale unitaria del primissimo dopoguerra e poi far nascere la Cisl, “il sindacato nuovo”.

 

Cisl Brescia e Acli provinciali hanno organizzato per domani il convegno Giulio Pastore, il sindacalista che ha sparigliato la storia  per ripercorrere la sua esperienza e sottolinearne la straordinaria attualità.

Questa mattina il Giornale di Brescia pubblica in proposito nella pagina “Commenti e Opinioni” un intervento di Alberto Pluda, segretario provinciale della Cisl.

 

La straordinaria attualità di Giulio Pastore

Cattolicesimo, sindacato e politica sono i mondi che Giulio Pastore (7 agosto 1902- 14 ottobre 1969) ha intensamente abitato con i suoi ideali esigenti e con una grande tensione all’innovazione delle dinamiche sociali. Il fatto che il suo nome sia sconosciuto ai più dispiace, certo, ma si comprende: i dispotismo del presente consuma la memoria e cambia la percezione del passato. Eppure la storia di Giulio Pastore è ingombrante e stimolante.

Fu operaio, militante del movimento cattolico popolare, impegnato contro il fascismo, direttore e fondatore di testate giornalistiche, esponente dell’Azione Cattolica, parlamentare per cinque legislature e ministro della Repubblica, sindacalista e fondatore di una cultura sindacale, quella della CISL, che ha sparigliato le carte della storia.

Tra pochi giorni cadrà il cinquantesimo della morte. Un anniversario che diventa occasione per rileggere la sua vicenda umana, il suo originale contributo ad un cambio di passo verso una nuova consapevolezza della responsabilità personale e collettiva nei confronti della società, ad una concezione associativa dell’azione sindacale – ma vale per ogni forma del privato sociale – che prende forza dal basso rifiutando investiture e patrocini. Una rivoluzione per il suo tempo, in nome di una libertà liberante, straordinariamente impegnativa.

Storia di cesure quella di Pastore, o meglio, come qualcuno ha sottolineato raccontando l’Italia della seconda metà del Novecento, storia di “rotture e di innovazione”.

Con appassionata convinzione Pastore diede un senso nuovo all’impronta del cattolicesimo nel sociale, voltò pagina rispetto al sindacalismo confessionale, colse con largo anticipo rispetto al dibattito dei decenni successivi il valore della laicità: ruppe con il passato ma allo stesso tempo costruì ponti su fondamenta nuove.

Dalla fine dell’esperienza della forma di sindacato nato nel 1944 con il Patto di Roma tra i partiti antifascisti, rottura profonda con le pretese di egemonia politica del Partito comunista in quella fase delicatissima del primo dopoguerra, Pastore organizzò il “sindacato nuovo”, il sindacato come associazione, che non prende parte politica perché ha un’ambizione di rappresentanza differente, che è in grado di mediare interessi di parte per perseguire interessi generali.

E poi la cesura con i partiti, la battaglia per l’autonomia, la conquista di un ruolo e di un peso sociale che diede all’associazione una oggettiva e riconosciuta soggettività politica.

A ben guardare, ognuno dei temi che qui abbiamo citato poco più che per titoli, intreccia il nostro presente. Anche per questo una riflessione su Pastore è una riflessione d’attualità che potrebbe accompagnare le sfide in cui ci troviamo.

Alberto Pluda
segretario generale Cisl Brescia

Etichette: , , , ,