Rapporto Caritas: sull’immigrazione un’invasione di bugie

Ancora una volta il messaggio è chiaro e forte: chi parla degli stranieri e grida all’invasione dice il falso. I numeri veri fotografano una realtà sicuramente complessa ma lontanissima dalla propaganda contro gli stranieri. È quanto emerge dal XXVIII Rapporto Immigrazione Caritas Migrantes presentato ieri pomeriggio al Centro Paolo VI di Brescia dal curatore, Simone Varisco, e dai responsabili diocesani per la mondialità e il sociale, don Roberto Ferranti e don Maurizio Rinaldi.

 

I NUMERI 

Con l’8,7% della popolazione, l’Italia è il terzo Paese dell’Unione Europea per numero di cittadini stranieri regolarmente residenti (5.255.503),  un quinto dei quali vive in Lombardia (1.181.772); il maggior numero di loro abita e lavora a Milano (470.273).

157.463 sono i cittadini stranieri regolarmente residenti nel bresciano, il 12,4% della popolazione; lo scorso anno in 7.437  hanno acquisito la cittadinanza italiana. Nelle scuole bresciane gli studenti di origine straniera sono 29.910.

 

NON SI TRATTA SOLO DI MIGRANTI

È una ricerca che si aiuta a pensare la realtàdell’immigrazione nella sua globalità – ha affermato don Ferrante – a cominciare dal titolo, ‘Non si tratta solo di migranti’, che invita a riflettere sul nostro modo di entrare in relazione con la realtà di persone che hanno lasciato tutto per cercare un futuro migliore del loro passato.

 

RICONQUISTARE BUON SENSO E UMANITÀ

Non a caso il Rapporto è ricco di  contributi e di approfondimenti, indispensabili per capire la portata dell’indagine statistica. Se c’è una battaglia da intraprendere, subito e con coraggio, è quella contro le false notizie, contro l’intolleranza: secondo una rilevazione di Amnesty International, durante la campagna elettorale delle elezioni politiche 2018 si sono registrati 787 commenti e dichiarazioni di incitamento all’odio, il 91% delle quali ha avuto come oggetto i migranti.

No, non c’è alcuna invasione in atto – ha ribadito Varisco –  e men che meno siamo travolti dai musulmani: oltre la metà di chi vive regolarmente in Italia è di religione cristiana. E anche l’insostenibilità del numero dei profughi e richiedenti asilo è una clamorosa falsità: nel bresciano, ad esempio,  sono poco più di mille i richiedenti protezione internazionale.

Una sintesi del Rapporto suddiviso in brevissimi capitoli (Mondo, Europa, Italia, Famiglia e cittadinanza, Scuola, Povertà, Salute, Devianza, Appartenenza religiosa, Comunicazione e social media) è stata pubblicta dal mensile “Vita” ed è consultabile clicccando QUI.
Riportiamo integralmente il capitolo riferito a immigrazione e lavoro

 

LAVORO

Dai dati ISTAT, al primo semestre 2018 la popolazione immigrata in età da lavoro è di 4.102.645 persone con 15 anni di età ed oltre. Risulta occupato il 64,3% dei cittadini stranieri comunitari e il 58,7% dei cittadini extra-UE.

Gli occupati stranieri sono cresciuti rispetto al primo semestre 2017 (+2,5%), dato superiore a quello degli occupati italiani (+1,6%). La distribuzione degli occupati stranieri nelle diverse attività economiche conferma la segregazione occupazionale degli immigrati.

I lavoratori stranieri si concentrano, in particolare, nel settore dei servizi collettivi e personali (stranieri: 26,1%; italiani: 5,6%), nell’industria in senso stretto (stranieri: 18,1%; italiani: 20,2%), nel settore alberghiero e della ristorazione (stranieri: 10,6%; italiani: 5,9%) e nelle costruzioni (stranieri: 9,6%; italiani: 5,5%). Parallelamente, persiste negli stranieri il fenomeno dell’over-education, con lavoratori che svolgono attività non adeguate alla propria formazione.

Gli infortuni sul lavoro in Italia registrano un lieve calo, ma aumentano per gli stranieri, a dimostrazione della loro maggiore vulnerabilità.

Secondo i dati Unioncamere, le imprese di cittadini non comunitari al 31 dicembre 2017 sono 374.062, in aumento rispetto al 2016 (+2,1%). La regione con il maggior numero di questo tipo di imprese è la Lombardia (71.478, pari al 19,1% del totale nazionale), seguita da Lazio (43.264, 11,6%) e Toscana (36.578, 9,8%). È però la Campania la regione nella quale si registra l’aumento più cospicuo (+6,2%).

Nel 2018 il volume delle rimesse monetarie inviate dall’Italia ammonta a 6,2 miliardi di euro. Nella classifica regionale degli invii delle rimesse dall’Italia, nel 2018 si colloca al primo posto la Lombardia, con 1,4 miliardi di euro (23,5% del totale nazionale delle rimesse inviate), seguita dal Lazio (953 milioni di euro, 15,4% del totale nazionale). Nel 2018, per la prima volta, il Bangladesh assume il primato tra i Paesi di destinazione (11,8% del totale delle rimesse inviate dall’Italia), seguito dalla Romania (11,6%).

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