Nel giro di tre decenni ci saranno più pensionati che lavoratori

Sulla base degli attuali schemi pensionistici, il numero di persone con più di 50 anni inattive o pensionate che dovranno essere sostenute dai lavoratori potrebbe aumentare di circa il 40%, arrivando nell’aera OCSE a 58 su 100. Lo documenta l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in un rapporto globale su invecchiamento e politiche per l’occupazione intitolato “Working Better with Age” (l’immagine qui accanto è un particolare della copertina della pubblicazione).

In Italia, Grecia e Polonia, entro il 2050 il rischio è di un rapporto uno a uno o addirittura di più over50 fuori dal mondo del lavoro che lavoratori. Un serio segnale d’allarme per la sostenibilità del sistema di welfare.

 

LA PREVISIONI SULL’ITALIA SONO TRA LE MENO ROSEE
E QUOTA 100 NON AIUTA

“Molti Paesi occidentali condividono il problema perché l’aumento dell’aspettativa di vita riguarda tutto l’Occidente – scriveva ieri in un editoriale Dario Di Vico, tra i più puntuali e competenti editorialisti del Corriere della Sera – ma da noi si andrà a creare nel tempo un cocktail micidiale: l’aumento del numero dei pensionati a carico delle casse previdenziali si sommerà al buco demografico visto che mancheranno all’appello — secondo le previsioni questa volta dell’Istat — circa 6 milioni di potenziali lavoratori.”

 

NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI L’ASPETTATIVA DI VITA E’ MOLTO CRESCIUTA
MA L’ETA’ PENSIONABILE E’ RIMASTA QUASI IMMUTATA

Lo studio dell’OCSE sottolinea che sono stati compiuti molti progressi per incoraggiare i lavoratori più anziani a continuare a lavorare fino all’età di 65 anni. Tuttavia, praticamente in tutti i Paesi OCSE, l’età effettiva in cui gli anziani escono dal mercato del lavoro è ancora più bassa oggi rispetto a trent’anni fa, nonostante un numero maggiore di anni rimanenti di vita.

 

CONDIZIONI DI LAVORO MIGLIORI
PERCHE GLI ANZIANI POSSANO LAVORARE PIU’ A LUNGO

Ciò è dovuto a un insieme di fattori, come la difficoltà dei datori di lavoro ad assumere e trattenere lavoratori più anziani e investimenti insufficienti nell’occupabilità per tutta la vita lavorativa. Il rapporto giudica necessarie misure come una maggiore flessibilità nell’orario di lavoro e migliori condizioni di lavoro in generale per promuovere una maggiore partecipazione al lavoro a tutte le età.

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