Quota 100, domande in calo

Continua a calare il numero delle domande per la pensione anticipata. Il dato generale lo ha fornito l’INPS ed è aggiornato al 31 luglio: le richieste per usufruire di “Quota 100” sono 164.907; si è passati dalle 77 mila richieste di febbraio alle 33 mila di marzo, dimezzate a 18 mila ad aprile e scese a 15 mila nel mese di maggio.

E nel Bresciano? Sono 2.336 ha scritto Bresciaoggi dedicando al tema una pagina intera dell’edizione di ieri corredata dall’efficace infografica che riprendiamo qui accanto (clicca sull’immagine per ingrandire).

Due gli articoli dell’approfondimento: uno di carattere generale con tutti i dati; un altro con le testimonianze raccolte ai Patronati, che sono il tramite per la presentazione delle domande.

 

BRESCIAOGGI

Nei primi due mesi abbiamo lavorato a ritmo serrato per raccogliere i dati necessari e presentare le domande, ora il flusso continua ma è molto ridimensionato”. A parlare è Alberto Goldani, responsabile dell’INAS, il Patronato Cisl che, con quello degli altri due sindacati maggiori, ha raccolto la maggior parte delle domande presentate nel Bresciano di chi voleva usufruire di Quota 100. “Ora si tratta soprattutto di fare proiezioni: aiutiamo i potenziali pensionati a capire a quanto ammonterebbe l’assegno pensionistico se approfittassero della misura. Il provvedimento desta ancora un certo interesse, ma non c’è la ressa che si è verificata nei primi giorni”, spiega Goldani. A scoraggiare molti, soprattutto chi è libero professionista, è stata l’impossibilità prevista dalla norma di accumulare l’assegno pensionistico con altre prestazioni lavorative. […]

“Certo, si potrebbero effettuare prestazioni occasionali con un tetto massimo di cinquemila euro l’anno, ma chi è in libera professione dovrebbe smettere qualunque attività lavorativa almeno fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, e non è molto interessante per chi ancora si sente in forze per continuare il proprio lavoro» conclude Goldani.

Ad aver approfittato della possibilità di andare in pensione in anticipo, secondo i patronati, sono stati il settore edilizio e quello dell’insegnamento pubblico: chi fa lavori molto pesanti non ha badato troppo all’ammontare dell’assegno puntando a migliorare la qualità della vita.

 

Uno degli obiettivi dichiarati di “Quota 100” era  quello di incentivare le assunzioni e far ripartire i consumi. Non pare proprio che sia così. Lo ha spiegato in maniera semplice e chiara il Corriere della Sera in una scheda pubblicata a fine luglio:

 

CORRIERE DELLA SERA

Perché aumentino i consumi attraverso un aumento di occupazione conseguente a Quota 100 e, dunque, un maggior potere d’acquisto per la popolazione, il turnover (ossia la sostituzione del pensionato con un nuovo ingresso di un giovane) dovrebbe essere del 100%: fatto 100 lo stipendio del lavoratore in via di pensionamento, il nuovo scenario vedrebbe un +70 di stipendio del giovane a fronte di un solo -30 del nuovo pensionato (dove -30 è dato dal fatto che la pensione è il 70% dell’ultimo stipendio): il saldo in termini di spendibile sarebbe di +40%. Tuttavia, si stima un turnover del 20%: ogni 5 pensionati, entra nel mondo del lavoro solo un giovane, il che significa che la collettività guadagna +70 del suo stipendio, ma cinque -30 per i pensionati, per un saldo finale -80, che significa una contrazione dello spendibile e quindi dei consumi.

 

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