Banche: per la produttività si sacrifica il radicamento territoriale

Banche con sempre meno dipendenti e sportelli, ma risultati economici in crescita grazie a un forte impulso alla cessione dei crediti deteriorati. A fare i conti in tasca ai cinque maggiori istituti di credito del Paese (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Montepaschi, Ubi) è la First Cisl, il sindacato dei lavoratori del mondo del credito, che ha confrontato i dati del primo semestre 2019 con quelli dello stesso periodo dello scorso anno.

 

Lo studio evidenzia come la rete distributiva delle banche sia al collasso – in un anno si sono persi 9.849 posti di lavoro (- 3,8%) e 1.306 sportelli (- 3,8%) – mentre il prodotto bancario per dipendente sia molto aumentato (426.000 euro, +3,2%). Una elevatissima produttività del lavoro che rischia però di far perdere il radicamento territoriale con conseguente minore assistenza alle famiglie e alle piccole e medie imprese.

 

UNA CORSA FOLLE ALLA SVENDITA DELLE “INADEMPIENZE PROBABILI”

In questo scenario la corsa messa in atto dalle banche per la cessione di “inadempienze probabili” è sbagliata e controproducente, afferma la First Cisl: si svendono crediti che potrebbero invece essere gestiti internamente con riflessi positivi immediati e ingenti sui conti economici, salvaguardando il tessuto produttivo del nostro Paese.

D’altra parte – conclude lo studio del sindacato dei bancari della Cisl – il peso dei crediti deteriorati sull’insieme dei crediti erogati è passato dal 5,3% del giugno 2018 al 4,2% del giugno 2019, e sui nuovi flussi la loro incidenza va dallo 0,9 all’1,3%.

 

 

 

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