Cassa integrazione, i segnali non sono positivi

Cresce ancora nel secondo trimestre 2019 il ricorso alla cassa integrazione in Lombardia, segnale sicuramente non positivo per l’andamento economico: 9.761.271 le ore richieste dalle aziende (+5,7%) rispetto ai primi tre mesi dell’anno, +19,8% rispetto al dato di fine 2018.

E’ quanto emerge dalla elaborazione dei dati INPS da parte dell’Osservatorio sugli ammortizzatori sociali della Cisl Lombardia. La cassa integrazione straordinaria (quella per crisi o ristrutturazioni aziendali) è cresciuta del 12,65%; il ricorso ai contratti di solidarietà (forme di gestione delle crisi in cui i lavoratori accettano la riduzione d’orario e di stipendio perché nessuno in azienda rimanga senza lavoro) è cresciuto del 68,71%; la forma ordinaria della cassa integrazione (per la gestione delle situazioni più normali come l’andamento del mercato) e la cassa integrazione in deroga (che riguarda le realtà d’impresa con meno di 15 dipendenti) continuano a diminuire.

La realtà produttiva bresciana registra un aumento tendenziale del ricorso alla cassa integrazione del 34,61%, certamente lontano dalle percentuali di crescita di Mantova (153,40%), Lecco (111,43%) e Cremona (78,00%), ma comunque un campanello d’allarme che non può essere sottovalutato.

“Occorrerebbe adottare urgentemente una vera politica industriale – si legge in una comunicato della Cisl Lombardia – e il rilancio dei consumi attraverso il taglio del cuneo fiscale. Alla Regione chiediamo di convocare il prima possibile un tavolo con i diversi Assessorati che hanno competenze sui comparti in difficoltà”.

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