Allarme Cisl: controllo a distanza sui lavoratori, cresce il contenzioso

Ormai non c’è più locale pubblico, bar o ristorante in cui non siano installate telecamere: i lavoratori sono letteralmente sorvegliati, controllati in ogni loro movimento. E così negli ultimi due anni sono oltre un centinaio l’anno i casi di contenzioso aperti dai lavoratori per abusi della normativa sul controllo a distanza da parte dei datori di lavoro. E’ quanto emerge dal bilancio sull’attività 2018 degli Uffici vertenze Cisl in Lombardia, che nel corso del 2018 hanno seguito ben 6.828 lavoratori e hanno recuperato circa 49 milioni di euro a loro favore.

Complice il fatto che le telecamere non hanno più costi proibitivi, che per installarle basta una comunicazione all’Ispettorato del lavoro e non occorre più un accordo sindacale – spiega Antonio Mastroberti, responsabile degli Uffici Vertenze Cisl in Lombardia – i lavoratori sono letteralmente sorvegliati, controllati in ogni loro movimento. In generale, tutto il settore del terziario ha registrato un incremento del contenzioso del 5%, con 150 casi di vertenze in più rispetto all’anno scorso”.

QUANTITÀ SI, QUALITÀ ANCORA LONTANA

Dai dati degli uffici vertenze Cisl emerge con chiarezza che la crisi degli ultimi dieci anni ha profondamente cambiato il mercato del lavoro lombardo. Il numero di occupati è tornato ai livelli pre-crisi, ma dal punto di vista qualitativo la situazione è nettamente peggiorata: sempre più spesso ci troviamo di fronte a rapporti di lavoro brevi, con orario ridotto; è aumentata la precarietà con richieste di maggiore flessibilità e si sono ridotte le retribuzioni e le tutele nei luoghi di lavoro. Sempre più spesso, infatti, si rivolgono agli uffici Cisl lavoratori che prestano la loro attività in aziende non sindacalizzate, o che non hanno un contratto nazionale di riferimento.

TERZIARIO, MAGLIA NERA DEI CONTENZIOSI DI LAVORO

La tipologia di vertenza dell’anno passato ha riguardato per circa il 60% il recupero crediti, per circa 15% i licenziamenti e per il restante 25% conciliazioni (controlli buste paga 7%, contratti irregolari e risarcimento danni 8%). Quanto ai settori più interessati, la maglia nera spetta al terziario e servizi, dove la conflittualità tra lavoratori e aziende è ormai un dato fisiologico.

Con la scusa del mercato e della competizione, “le aziende sottopagano la prestazione di lavoro – spiega Mastroberti – regolarizzano i lavoratori solo per poche ore, pagando il resto fuori busta, oppure pagano le ore in più come trasferte, quindi esenti da fisco e contribuzione. Queste modalità provocano al lavoratore un danno immediato, che si ripercuote successivamente sull’indennità di disoccupazione o sulla pensione”.

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