Si lavora in pochi, di più e pagati meno di prima

In Italia si creano meno posti di lavoro che altrove, chi ha un’occupazione lavora sempre di più e aumentano le disuguaglianze retributive tra operai e impiegati e dirigenti. E’ il quadro sconfortante della situazione nel nostro Paese, che emerge da un Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale.

Negli ultimi dieci anni (2007-2017), secondo il Rapporto, il numero di occupati in Italia è diminuito dello 0,3%; mentre in Germania è aumentato dell’8,2%, nel Regno Unito del 7,6%, in Francia del 4,1%; e la media nell’Unione europea segna un +2,5%.

Il 50,6% dei lavoratori afferma che negli ultimi anni si lavora di più, con orari più lunghi e con maggiore intensità. Quasi 5 milioni di italiani (4,8) lavorano oltre l’orario senza il pagamento degli straordinari; 4 milioni lavorano di domenica e nei giorni festivi; 4,1 milioni lavorano da casa oltre l’orario di lavoro con e-mail e altri strumenti digitali; e 2,1 milioni di lavoratori svolgono turni di notte.

E per di più guadagnando meno, con una forbice retributiva sempre più ampia. Rispetto al 1998, infatti, nel 2016 il reddito individuale da lavoro dipendente degli operai è diminuito del 2,7% e quello degli impiegati si è ridotto del 2,6%; mentre quello dei dirigenti è aumentato del 9,4%.

Gli effetti patologici di questa accelerazione da criceti nella ruota sono rilevanti: 5,3 milioni di lavoratori sono afflitti da sintomi da stress; 4,5 milioni non hanno tempo da dedicare a se e alla famiglia; e 2,4 milioni vivono contrasti in famiglia a causa delle ragioni su menzionate.

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