Furlan: “Dal Governo vogliamo risposte o sarà mobilitazione”

Il presidente del consiglio Conte ha garantito che ci sarà un confronto con i sindacati su tutti i temi che riguardano la manovra. Se questo confronto non ci sarà useremo tutti gli strumenti in nostro possesso e la mobilitazione sindacale”. Il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha chiuso così l’assemblea di oltre 1.500 sindacalisti di Cgil Cisl Uil delle regioni delle Nord che ha avuto luogo al Teatro nuovo di Milano.

Il tema del lavoro, della crescita, dello sviluppo – ha aggiunto la leader della Cisl – è centrale e su questo ci aspettiamo risposte dal Governo. Se non ne avremo sarà giunto il momento di una grande iniziativa nazionale, per far sentire la voce di quei 13 milioni di persone che ancora oggi affidano la loro rappresentanza a Cgil Cisl Uil”.

I sindacati chiedono al governo di avviare i tavoli di confronto su tutti i temi, a partire dalle infrastrutture, da un fisco che sia “amico del lavoro”, dalla pubblica amministrazione, arrivando a interventi per i giovani, alla previdenza e al Reddito di cittadinanza.

Il segretario nazionale della Cgil, Roberto Ghiselli, ha ribadito che la “manovra non da risposte su fronti cruciali per il Paese. Per questo motivo va modificata e corretta. Abbiamo accolto positivamente l’avvio di un dialogo con il Governo ma ancora non ci sono risposte”. Critico il segretario della Uil, Domenico Proietti, secondo il quale manca un “taglio delle tasse per i lavoratori dipendenti mentre si prevede un condono fiscale che grida vendetta”.

In contemporanea all’assemblea di Milano, una si è tenuta a Roma ed un’altra a Napoli, concludendo il percorso di incontro e confronto che con oltre 400 assemblee sul territorio e nelle aziende ha coinvolto migliaia di lavoratori e pensionati. “Abbiamo voluto coinvolgere in modo attivo, partecipativo, la nostra gente, il nostro mondo del lavoro – ha concluso Furlan – e la risposta è stata importante .  Quando parliamo di crescita parliamo di crescita nella qualità, di quello che si produce e di come lo si produce. Qualità innanzitutto del lavoro, perché non si crea competitività sulla qualità, dimezzando le ore di alternanza scuola-lavoro, tagliando ricerca e innovazione”.

 

 

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