Morti sul lavoro, errori umani e fatalità sono falsi argomenti

Non ci sono fatalità o errori umani come cause principali degli infortuni, ma solo secoli e secoli di non cultura della sicurezza”.

E’ l’amara considerazione che Giancarlo Bui, già segretario della Filca Cisl di Brescia oggi in pensione, affida ad una lettera al direttore pubblicata questa mattina da Bresciaoggi.

 

La riflessione prende spunto da quanto avvenuto venerdì in un’azienda di Rezzato, dove un operaio è morto schiacciato da alcune lastre di marmo.

 

Egregio direttore,

Brescia piange un’altra vittima di un infortunio sul lavoro, ancora una persona nel fiore degli anni che non tornerà a casa dalla sua famiglia, ancora condoglianze, ancora titoli sui giornali, ancora comunicati di esecrazione e condanna.

Quando finirà? Perché si può morire sul lavoro? Quante volte, troppe, si è parlato di fatalità o errore umano non evitabili? Quando sarà il tempo di una rivoluzione culturale che deve portare al centro la persona umana che lavora e non il lavoro che fa profitto?

Certamente non si lavora senza profitto, ma se questo aspetto è continuamente e ossessivamente l’unico aspetto a cui si dà veramente importanza le persone che lavorano saranno sempre a rischio. Un lavoro sano, un lavoro sicuro, giustamente retribuito che renda felici, che faccia crescere la professionalità, che metta il lavoratore nelle migliori condizioni possibili, senza che il lavoro sia una condanna quotidiana.

La prevenzione e la sicurezza non sono montagne di carte da esibire a qualcuno degli organismi preposti che forse, qualche volta, decide di fare un controllo ma sono misure vive, atti concreti che si traducono, in un cantiere di lavoro, in misure di sicurezza vere, in interventi che prevengono rischi facilmente individuabili e rischi più nascosti, più subdoli, come appunto può essere l’errore umano.

Eccolo qua: l’errore umano, la giustificazione sempre presente per qualsiasi infortunio – «È colpa del lavoratore» – oppure la fatalità, altro mantra che viene spesso sbandierato in maniera violenta e inumana nei confronti della vittima.

Non ci sono fatalità o errori umani come cause principali degli infortuni, ma solo secoli e secoli di non cultura della sicurezza, mancanza di analisi delle dinamiche del lavoro e di quali azioni potrebbero portare a rischi, anche gravi, per i lavoratori.

Ci sono pensieri che considerano un costo gli interventi sulla sicurezza, un fastidio, addirittura un impedimento a lavorare.

Se questo è l’insegnamento che viene trasmesso di generazione in generazione nessuna misura sarà mai appropriata. Le leggi ci sono, monumentali pagine di diritto del lavoro, ma se non esiste l’educazione al rispetto della vita innanzi tutto, al di sopra di ogni interesse economico e una rete di formazione e di controlli più serrata e capillare avremo sprecato tante belle parole e perso di nuovo la nostra battaglia.

Giancarlo Bui

 

 

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