Infortuni sul lavoro e malattie professionali: sconfitta per tutti

“Gli infortuni sul lavoro continuano ad essere un dato costante e drammatico anche perché non abbiamo a disposizione un elemento di verifica sulla qualità e sull’efficacia della formazione, che pure viene fatta, e perché attorno al tema della sicurezza le parole non sempre hanno riscontro nei fatti e negli adempimenti della quotidianità”.

Paolo Reboni, segretario della Cisl di Brescia, lo ha detto ieri mattina intervenendo con il segretario generale Alberto Pluda alla Giornata Anmil in ricordo delle vittime di infortuni e malattie professionali.

Iniziata con una Messa nella chiesa di Sant’Alessandro, proseguita con la deposizione di corone di fiori al monumento in via Benedetto Croce e poi alla stele in Piazza Loggia, la giornata ha vissuto il suo momento centrale nel Salone Vanvitelliano del Palazzo Municipale dove il presidente dell’Anmil ha ricordato i dati su infortuni e malattie professionali.

 

UN PROBLEMA DI CULTURA?

Reboni ha anche invitato a riflettere su una frase che accompagna spesso i ragionamenti attorno al tema della sicurezza. “Ci sentiamo dire che il nostro è un popolo che non ha ‘cultura della sicurezza sul lavoro’. Ma se ‘cultura’ è il patrimonio di conoscenze che un popolo possiede – che gli deriva dal complesso dei saperi che esso stesso ha prodotto, frutto di un insieme di azioni ed interventi riconducibili a valori condivisi – dire che manca cultura solleva una domanda davvero impegnativa: cos’è che ha impedito lo sviluppo di un atteggiamento collettivo che avrebbe dovuto determinante a far emergere una consapevolezza diversa sui temi della sicurezza?.

Il fatto è che l’aggiornamento della triste contabilità di incidenti, morti, feriti e malattie è “una sconfitta per tutti – ha concluso il sindacalista – di fronte alla quale non possiamo e non dobbiamo arrenderci, ma rinnovare impegni, stringere la collaborazione, crescere in sinergia”.

 

 

 

 

Etichette: nessuna etichetta