Gruppo Ubi, prosegue il ricambio generazionale
TORNA INDIETRO

Gruppo Ubi, prosegue il ricambio generazionale

2 min per leggere questo articolo

Pubblicato il 7 Settembre 2018

Indubbiamente un accordo positivo che ha saputo coniugare, in un momento particolarmente complesso per il settore del credito, le esigenze dell’azienda a quelle dei lavoratori. Alle uscite volontarie sono state associate la stabilizzazione di giovani precari e nuove assunzioni, determinando una tenuta dei livelli occupazionali di fondamentale importanza anche per il nostro territorio”. Maria Rosa Loda, componente della Segreteria provinciale della Cisl, commenta così il nuovo accordo tra sindacati e Ubi Banca sulla prosecuzione del percorso che a fianco di quote di prepensionamento affianca importanti quote di stabilizzazione del lavoro a tempo determinato.

Quest’ultima intesa definisce l’uscita su base volontaria di 369 lavoratori – che si aggiungono ai 300 dello scorso anno – e va letto nella cornice dell’Accordo Quadro del 26 ottobre del 2017 – Aggiornamento del Piano industriale 2019/2020 comprensivo della fusione per incorporazione in Ubi Banca delle cosiddette Bridge Banks.

Le uscite, già previste a partire dal mese di ottobre, saranno gestite tramite l’accesso al Fondo di solidarietà di settore che “senza costi aggiuntivi per la collettività – sottolineano le Organizzazioni sindacali – garantisce la gestione degli esuberi su base volontaria e, come in questo caso, la tenuta occupazionale”.

Infatti, l’intesa presume l’assunzione, entro il 2019, di 123 nuovi lavoratori, di cui almeno 62 a tempo indeterminato, oltre alla stabilizzazione dei 148 dipendenti a tempo determinato attualmente presenti nel Gruppo Ubi.

L’adesione al Fondo è condizionata dal fatto che il lavoratore abbia matura i requisiti AGO ovvero il diritto al trattamento pensionistico entro il il 1° gennaio 2024.
Sul territorio di “Brescia e Lombardia Est” si concretizzeranno 73 uscite, 83 per “area Bergamo e Lombardia Ovest”, 85 per Milano ed Emilia Romagna”, 47 per “area Nord Ovest” e 81 per “area Sud”.

Gli oneri relativi all’operazione, come si legge in una nota diffusa da Ubi, “pari a circa 55 milioni di euro lordi, saranno contabilizzati nei risultati nel terzo trimestre del 2018. I risparmi di costo … sono stimati in 28,5 milioni di euro annui a partire dal 2019”.