Occupazione, la Cisl chiede al Governo una strategia di sviluppo

A giugno 2018, dopo tre mesi di crescita, la stima degli occupati registra un calo dello 0,2% rispetto a maggio. La diminuzione congiunturale dell’occupazione coinvolge soprattutto gli uomini (-42 mila) e le persone di 35 anni o più (-56 mila). Nell’ultimo mese crescono i dipendenti a termine (+16 mila) mentre il calo si concentra tra i permanenti (-56 mila) e in misura più contenuta tra gli indipendenti (-9 mila).

 

OCCORRE RILANCIARE LA POLITICA INDUSTRIALE

“Sono dati che destano preoccupazione – scrive la Cisl in una nota – perché mostrano l’andamento di un ciclo economico in rallentamento e non sostenuto da adeguate politiche di crescita. Al Governo il dovere di rispondere subito a questa priorità. Serve una strategia di sviluppo che faccia leva su investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, e che rilanci una politica industriale che punti alla coesione e sia perciò differenziata da Nord a Sud. Fondamentale, in questo quadro, l’intervento sul costo del lavoro stabile, con l’abbattimento di un cuneo fiscale che è oggi formidabile ostacolo alla transizione da contratto a termine a indeterminato: è questa la vera sfida nel mercato del lavoro attuale, un tessuto ancora fragile e frammentato che va consolidato soprattutto nel Mezzogiorno, dove i tassi di disoccupazione sono più che doppi rispetto alla media nazionale”.

LE MISURE DEL GOVERNO NON VANNO NELLA GIUSTA DIREZIONE

Per la Cisl “la battaglia contro la disoccupazione e la precarietà richiede uno sforzo comune, verso misure eque e flessibili che di certo non vanno nella direzione di alcune norme del decreto del Governo, dalle causali rigide che si vorrebbero introdurre per i contratti a termine di durata superiore a 12 mesi alla reintroduzione dei voucher. Misure che mettono a forte rischio la ripresa occupazionale avviata faticosamente dopo la lunga crisi economica e che invece potrebbero facilmente essere corrette”.

 

 

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