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Medtronic Invatec e l’appropriazione indebita dei linguaggi valoriali
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Medtronic Invatec e l’appropriazione indebita dei linguaggi valoriali

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Pubblicato il 9 Giugno 2018

Mentre continua il presidio delle lavoratrici e dei lavoratori Medtronic-Invatec nelle unità produttive di Roncadelle e Torbole Casaglia – tra sorpresa e rabbia per l’annuncio della proprietà che intende chiudere entro due anni l’attività nel bresciano – il Giornale di Brescia ospita questa mattina nella pagina Commenti e Opinioni un intervento del segretario provinciale della Cisl Alberto Pluda e del segretario generale della Femca Cisl Giuseppe Marchi, che riflette e invita a riflettere su multinazionali, etica, persona e lavoro.

 

L’INCREDIBILE DISTANZA TRA DICHIARAZIONI E COMPORTAMENTI

Viene la pelle d’oca – scrivono Pluda e Marchi – a leggere nel sito internet del gruppo che la sua mission è quella di operare per il bene comune (utilizzando concetti come quello della responsabilità sociale dell’impresa) e guardare lo smarrimento delle donne davanti ai cancelli di Torbole e Roncadelle. Etica? Bene comune? Responsabilità sociale? Siamo in presenza di una cinica manipolazione dei contenuti, di una appropriazione indebita dei linguaggi valoriali“.

 

RIPENSARE INSIEME REGOLE NECESSARIE

“Qui davvero è evidente che la ricerca del massimo profitto è inversamente proporzionale al rispetto dei diritti della persona e del lavoro. Occorre che il legislatore intervenga con norme che impediscano alle Medtronic di turno di trarre enormi vantaggi dai loro insediamenti e poi scaricare sulle collettività gli effetti delle loro speculazioni”.

 

Clicca sul titolo per leggere il testo integrale dell’intervento