Tim, quasi 30mila dipendenti in cassa integrazione. Il sindacato reagisce: scelta aziendale sbagliata

L’avvio da parte di Tim – che ha Brescia occupa complessivamente oltre 400 lavoratori – della procedura di cassa integrazione straordinaria per 29.736 lavoratori è una “forzatura unilaterale messa in atto dall’azienda”, una scelta sbagliata “che oltre a non aiutare a risolvere i  problemi che c sono, alimenta un clima di lacerazione con i lavoratori, l’esatto opposto di quello che sarebbe utile per superare le difficoltà indotte da uno scenario difficile e complesso quale è quello in cui si trova a doversi misurare Tim”. A dichiararlo sono le segretarie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.

La trasformazione digitale ha sicuramente imposto alla Tim un cambio di passo, ma se in questo senso il progetto DIGiTIM è diventato una necessità , purtroppo vi “gravano drammaticamente i colpevoli ritardi e gli errori commessi negli ultimi anni durante i quali sono stati ripetutamente anteposti gli interessi a breve termine degli azionisti a scapito della capacità di innovazione compromettendo in tal modo il futuro industriale dell’azienda”.

Il futuro di Tim riguarda tutto il Paese – sostengono con forza Slc, Fistel e Uilcom – e deve coinvolgere le istituzioni e la politica nel suo complesso e non può essere fondato su modalità unilaterali che non risolvono i problemi e su strategie che antepongono alla prospettiva industriale dell’azienda l’utilizzo improprio di strumenti per esclusive finalità di risparmio nel brevissimo periodo”.

Pertanto, Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil respingono in maniera netta questa scelta da parte di Tim” e chiedono l’apertura di un confronto “che affronti e risolva positivamente tutto l’insieme delle questioni presenti e riconsegni un clima di ordinarietà delle relazioni sindacali tale da superare il metodo degli atti unilaterali che ha negativamente caratterizzato quest’ultimo periodo”.

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