Crescita, sviluppo, lavoro. La sfida per nuove relazioni industriali

Roberto Benaglia e Roberto Zini – del Dipartimento Politiche contrattuali delle Cisl confederale il primo, vice presidente di Aib il secondo – non hanno in comune solo il nome. Alla fine della mattinata di approfondimento promossa dalla Cisl bresciana sull’accordo tra Confindustria e Sindacati su “contenuti e indirizzi delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva”, viene da sottolineare anche la comune visione di un mondo del lavoro che ha il coraggio e la voglia di uscire dalle logiche del passato per esplorare nuove strade, verificare nuove opportunità di relazione, di confronto di partecipazione.

 

ALBERTO PLUDA – Ad aprire i lavori è stato Alberto Pluda, segretario provinciale della Cisl.  “Il titolo che abbiamo scelto per il nostro convegno (“La nuova strada delle relazioni industriali. Rappresentanza, inclusione, partecipazione”) ci colloca tra coloro che nell’intesa leggono realmente la possibilità di una evoluzione delle relazioni industriali. Il nostro titolo è un’affermazione, dice di una convinzione e di una prospettiva, individua tre parole chiave attorno alle quali è possibile aggregare i passaggi fondamentali dell’intesaI punti di domanda riguardano unicamente i tempi e i modi in cui l’intesa dovrà, potrà diventare prassi nella dinamica dei rapporti tra la rappresentanza imprenditoriale e quella dei lavoratori. Interrogativi che affidiamo ai relatori di questa mattinata consapevoli che alle affermazioni di principio, importanti e condivise, devono seguire ulteriori sviluppi. Tanto più necessari quanto più l’evoluzione del sistema politico va prefigurando alleanze di governo tra forze politiche che mostrano di tenere in nessun conto il ruolo e il contributo delle parti sociali”.

 

ROBERTO BENAGLIA – E di grande concretezza è stato il contributo offerto da Roberto Benaglia che per la Cisl ha partecipato e seguito tutte le fasi del confronto che ha portato alla firma dell’intesa. “L’accordo non ha caratteristiche prescrittive – ha scandito il sindacalista – non propone soluzioni uguali per tutti, non cala sulla contrattazione di categoria nuove ricette dall’alto. Si tratta di un accordo che orienta i nuovi modi di contrattare piuttosto che predeterminarli“.

Benaglia ha poi sintetizzato gli elementi portanti dell’accordo: “Ammodernare le relazioni industriali diventa per tutte le parti un obiettivo strategico per mantenere in campo una contrattazione capace di essere valida soluzione per imprese e lavoratori sempre più alle prese con il cambiamento; favorire la crescita e l’innalzamento della produttività è un obiettivo centrale e condiviso, senza il quale la contrattazione non si sviluppa e per il quale la contrattazione può contribuire; le parti sociali credono importante puntare sulla creazione di lavoro qualificato e governare la grande trasformazione che il lavoro sta vivendo“.

Partendo da dove? “Dal completamento dei processi di misurazione della rappresentanza sindacale avviato nel 2014 – risponde Benaglia – ma anche, vera novità assoluta in una intesa di questo tipo, a definire regole per la misurazione della rappresentanza datoriale, per mettere fine ai contratti nazionali (si arrivati a contarne 868!) firmati da parti sociali senza rappresentanza e al solo scopo di fare dumping rispetto ai contratti siglati da contraenti realmente rappresentativi“.

“Per la prima volta poi Confindustria condivide insieme al sindacato l’obiettivo strategico di sviluppare politiche che facciano crescere i salari. Si tratta di un nuovo orizzonte politico comune prioritario, per noi molto importante – ha sottolineato il relatore – sebbene sappiamo che dopo le evocazioni serviranno strategie efficaci.

 

ROBERTO ZINI – Il vice presidente Aib ha condiviso l’analisi dell’accordo fatta da Benaglia, rilanciando sul tema della contrattazione di secondo livello e sulle relazioni industriali: “Facciamo di Brescia un laboratorio, guardiamo al futuro, sperimentiamo cose nuove“. Zini ha messo l’accento sul cambio di prospettiva che l’analisi Aib si è data: “Non più concentrati esclusivamente sulle questioni della produzione, ma aperti ad una riflessione più ampia sul tema del lavoro in generale, su ciò che il lavoro rappresenta per le persone oggi, imprenditori e lavoratori“. Il vice presidente Aib ha toccato poi tanti aspetti che sono parte delle infinite sfaccettature del tema lavoro-occupazione-sviluppo (potenziare i servizi pubblici e privati che incrociano domanda e offerta; investire sulla formazione delle competenze, che è la vera sfida; perfezionare il tema dell’alternanza scuola lavoro: “Non siamo pronti noi e non è pronta la scuola, ma la strada è quella giusta”; la partecipazione dei lavoratori alle dinamiche dell’impresa è più diffusa di quello che si pensa; il valore dell’impresa è un valore sociale), ribadendo che inclusione e responsabilità non sono più, per nessuno degli attori in campo, impegni delegabili.

 

IL DIBATTITO – Un ampio dibattito è seguito alle comunicazioni dei due relatori, con esperienze e riflessioni che hanno ulteriormente arricchito il confronto specificandolo nella quotidianità delle categorie e nelle dinamiche di settore che in nessun modo devono però diventare un alibi o un ostacolo alla declinazione dell’intesa interconfederale.

 

MIRKO DOLZADELLI – “La Lombardia è seconda in Europa solo a Stoccarda come locomotiva industriale e occupazionale – ha concluso il segretario regionale della Cisl Mirko Dolzadelli – e la realtà di Brescia, che tiene insieme esperienze importanti della tradizione industriale e innovazioni imprenditoriali proiettate al futuro può diventare modello per le sfide che abbiamo di fronte a noi. Non tutti i territori sono preparati a tradurre da subito le prospettive nuove contenute nell’accordo interconfederale: non sarà facile, ma si riparte da qui”.

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