Cisl Università: sciopero degli esami non risolve i problemi. Il Ministero apra il confronto
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Cisl Università: sciopero degli esami non risolve i problemi. Il Ministero apra il confronto

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Pubblicato il 31 Agosto 2017

Se i docenti universitari italiani avessero avuto il contratto nazionale non si sarebbero trovati in questa situazione per certi versi paradossale che rappresenta solo la punta di un iceberg se si considerano le tante criticità esistenti e quotidianamente denunciate dal sindacato”. E’ quanto sottolinea in una nota la Cisl Università a proposito della scelta operata dal movimento di docenti universitari di proclamare lo sciopero degli esami per rivendicare lo sblocco “definitivo” delle classi e degli scatti della retribuzione imposto dalla Legge Finanziaria del 2010. “Comprendiamo le motivazioni (per le quali la stessa Cisl si è attivata da molto tempo, ma lo sciopero non risolverà i problemi. E’ necessario un confronto con il Governo, affinché siano introdotti strumenti normativi innovativi e snelli che consentano anche una forte riduzione dell’eccessiva burocratizzazione a cui è stato sottoposto il sistema universitario dopo la riforma Gelmini“.

 

IL LUNGO ELENCO DELLE QUESTIONI APERTE IN UNIVERSITÀ

“Non tutti sanno che il personale docente universitario è ancora regolato dalla Legge sia per quanto concerne gli aspetti giuridici del rapporto di lavoro sia per quelli economici. Questo perché, dopo oltre 25 anni, per questa categoria di personale non è stato avviato ancora il processo di contrattualizzazione che ha interessato il restante personale del Pubblico Impiego. Ad esempio, permane il problema dei ricercatori a tempo determinato, degli assegnisti e dei borsisti, dei ricercatori a esaurimento, della compressione dei professori associati che svolgono le stesse funzioni degli ordinari percependo una retribuzione inferiore del 30%, del sistema di abilitazione scientifica nazionale e di reclutamento locale, del sistema di valutazione. Temi che potrebbero, i gran parte, avere una loro disciplina specifica in un contratto nazionale come avviene per tutto il restante personale del Pubblico Impiego, nell’ambito del quale rilanciare anche l’idea di un ruolo unico della docenza che vada a rendere giustizia a tante professionalità esistenti scardinando il sistema feudale (ordinario, associato, ricercatore) ancora presente in moltissime realtà accademiche”.

 

IL MINISTERO APRA UN CONFRONTO ISTITUZIONALE

“Riteniamo che questa sia l’occasione giusta per rilanciare un tavolo istituzionale di confronto per affrontare con il Ministro, in tempi certi, i temi dell’Università e della Ricerca scientifica, tra i quali dovrà trovare ampio spazio anche la risoluzione della questione della docenza universitaria nell’ottica di una concettualizzazione in stile europeo che, nel rispetto dell’autonomia costituzionale riconosciuta alla docenza, possa offrire quelle garanzie che solo un contratto nazionale può dare”.

 

PROBLEMATICO IL VIA LIBERA DELLA COMMISSIONE DI GARANZIA

“Non possiamo, infine, nascondere le nostre perplessità circa il via libera allo sciopero deliberato dalla Commissione di Garanzia. Siamo favorevoli a un riconoscimento più ampio delle prerogative sindacali, specie in chi si costituisce in associazione operante al suo interno con regole democratiche anche se non rappresentativa. Tuttavia dobbiamo interrogarci se la posizione oggi assunta dalla Commissione non possa aprire nuovi scenari che nel futuro possano determinare una degenerazione nell’utilizzo di uno strumento che, per la Cisl, resta sempre l’estrema ratio a cui ricorrere solo quando siano falliti tutti gli spazi di interlocuzione e di mediazione. Almeno a questa considerazione porta il senso di responsabilità con il quale da sempre la Cisl opera a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori rappresentati”.