Lavoratrici madri, crescono le dimissioni. Sindacati: troppe discriminazioni
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Lavoratrici madri, crescono le dimissioni. Sindacati: troppe discriminazioni

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Pubblicato il 11 Luglio 2017

Troppo spesso per le lavoratrici la maternità diventa non solo un ostacolo al rientro al lavoro, ma anche al percorso di crescita professionale. Cgil Cisl Uil sintetizzano così le risultanze della relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri per l’anno 2016. Sono 27.443 le lavoratrici madri (rispetto alle 25.620 dell’anno precedente) che si sono dimesse lo scorso anno dal posto di lavoro. I dati concernenti il numero dei figli e le motivazioni del recesso attestano la persistenza di una difficoltà di conciliazione tra vita familiare e lavorativa. Risulta confermato quindi il trend già evidenziato lo scorso anno, in base al quale la gran parte dei lavoratori interessati dalle convalide hanno prevalentemente un solo figlio o sono in attesa del primo e ne rappresentano circa il 60% del totale.

Complessivamente le dimissioni delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri sono state nello scorso anno 37.738, con un incremento del 12% rispetto al 2015. Dati – osservano i sindacati – che “riflettono impietosamente la situazione del mercato del lavoro in Italia, che ogni anno vede migliaia di lavoratori, ma soprattutto lavoratrici, abbandonare la propria attività”.

Perdurano dunque fenomeni discriminatori che penalizzano fortemente le donne – progressioni di carriera interrotte, demansionamento e isolamento – fino a provocarne le dimissioni.