Bonus famiglia, i sindacati alla Regione: provvedimento discriminatorio

Un ritorno al passato, un provvedimento discriminatorio che riduce le tutele in un momento in cui è necessario sostenere la scelta di avere dei figli delle famiglie, di tutte le famiglie. Cgil Cisl Uil Lombardia prendono posizione sul nuovo “Bonus famiglia” la cui delibera è stata pubblicata nei giorni scorsi sul bollettino ufficiale della Regione.

 

Modificati i requisiti

Prorogando il provvedimento fino ad ottobre 2017, la Giunta ha modificato i requisiti per l’accoglimento delle domande, non sulla soglia di reddito ma sul requisito della residenza in Lombardia riportato a 5 anni per entrambi i genitori del bambino nato dallo scorso primo maggio o che nascerà nei prossimi mesi; nel bando precedente i 5 anni di residenza erano richiesti ad uno solo dei genitori.

 

Una scelta ideologica e discriminatoria

La denatalità è un dato rilevante anche nella nostra Regione – sottolinea Paola Gilardoni, segretario regionale Cisl Lombardia – e incide pesantemente sulle generazioni future e sulla demografia. La scelta di Regione Lombardia, tutt’altro che lungimirante, penalizza i nuovi cittadini lombardi che vengono da altre Regioni italiane o da altri Paesi per costruire un progetto di vita famigliare concorrendo allo sviluppo del nostro territorio”.

Cgil Cisl Uil Lombardia hanno chiesto un incontro urgente all’assessore regionale al Reddito di autonomia ed inclusione sociale, Francesca Brianza, per sollecitare il ripristino dei requisiti dello scorso anno. Nel 2016 i 1.800 euro di bonus sono stati erogati a oltre 9.500 famiglie.

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