Operai e ceto medio, la realtà ha cambiato le “classi sociali”. Presentato il Rapporto ISTAT

La classe operaia e il ceto medio sono sempre state le più radicate nella struttura produttiva del nostro Paese ma oggi la prima ha abbandonato il ruolo di spinta all’equità sociale mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell’evoluzione sociale. Così l’ISTAT nel suo annuale Rapporto sulla società italiana.

Ci sono interi segmenti di popolazione – si legge nel documento – che “non rientrano più nelle classiche partizioni: giovani con alto titolo di studio sono occupati in modo precario, stranieri di seconda generazione che non hanno il background culturale dei genitori, stranieri di prima generazione cui non viene riconosciuto il titolo di studio conseguito, una fetta sempre più grande di esclusi dal mondo del lavoro dovuta anche al progressivo invecchiamento della popolazione“.

“La diseguaglianza sociale – avverte il Rapporto ISTAT – non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi”. In pratica gli operai sono sempre meno quelli impegnati in lavori connessi alla produzione e sempre più “blu collar”, giovani spesso con bassa scolarizzazione impegnati in attività come call center, servizi alla persona, distribuzione commerciale.

 

Il commento di Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl

Ascensore sociale funziona solo verso il basso. Occorre trovare nuovi meccanismi di redistribuzione del reddito

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