Sanità, una riforma che non decolla

Il percorso di riordino della sanità lombarda, avviato oltre due anni fa, stenta a decollare. E’ ancora difficile, se non impossibile, per i cittadini percepirne i benefici in termini di servizi erogati. E’ quanto emerso ieri a Milano in un convegno promosso dalla Cisl regionale e dai Pensionati Cisl Lombardia

Se la riforma non ha creato disagi ai cittadini – ha sottolineato Franco Berardi, segretario generale della Cisl Funzione Pubblica regionale – lo dobbiamo alla dedizione e all’impegno delle persone che nella sanità lavorano. Se la Lombardia ha un sistema sanitario invidiato in tutto il mondo è merito del personale addetto”.

 

LA REGIONE ESASPERA IL PROBLEMA DEL PERSONALE

Personale che mentre compensa, grazie alla propria professionalità, le inefficienze del sistema sanitario lombardo, vive una situazione difficile: oltre 4.000 lavoratori precari, fuga dal lavoro turnistico, mancato rinnovo dei contratti (quello della sanità privata è scaduto nel 2007, nel 2009 quello della sanità pubblica), fuga dei giovani dalla formazione infermieristica. “Occorre stanziare risorse per i lavoratori e per la stabilizzazione dei precari – ha detto ancora Berardi – armonizzare i sistemi retributivi dei dipendenti e incentivare i processi attraverso l’aumento della produttività regionale. Ed anche valorizzare il personale con risorse dedicate alla qualità e all’eccellenza”.

 

OSPEDALI CHE NON POSSONO RISPONDERE ALLE ESIGENZE DEL TERRITORIO

“Il disagio degli operatori del sistema – ha aggiunto Danilo Mazzacane, segretario generale della Cisl Medici Lombardia – è ormai sotto gli occhi di tutti. La situazione attuale è quella di ospedali con un diminuito numero di posti letto e con la mancanza di strutture di cure intermedie che possano prendere in carico il paziente dopo la fase acuta. Abbiamo ospedali in ginocchio e un territorio che non è in grado di garantire la sanità desiderata e necessaria”.

 

C’E’ L’ESIGENZA DI UN CONFRONTO PIÙ SERRATO

Le sfide ancora aperte sono tante e la Cisl le ha illustrate ai rappresentanti delle associazioni di enti e organizzazioni che operano nel sistema sociosanitario lombardo. L’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, che ha affermato l’intenzione di coinvolgere tutti gli attori del sistema in un confronto sull’implementazione della legge. Ma c’è l’esigenza di un confronto più serrato, ha detto Paola Gilardoni della Segreteria regionale della Cisl.

 

PROPOSTE CHE ATTENDONO RISPOSTA

I rappresentanti degli enti e delle associazioni intervenute al convegno hanno inoltre lamentato l’assenza di un coinvolgimento che li chiami in causa anche come soggetti propositivi, oltre che enti gestori. “Ad oggi non abbiamo avuto spazio per portare contributi e proposte”, ha sottolineato Valeria Negrini, presidente di Aci Welfare Lombardia. Don Edoardo Algeri, presidente di Felceaf Lombardia e nazionale, ha affermato l’esigenza di “definire un modello partecipativo lombardo”. Per Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, occorre “unire le competenze per raggiungere gli obiettivi della riforma, ma con un quadro chiaro delle risorse che la Regione vuole stanziare”, mentre Alessandro Signorini, direttore sanitario della Poliambulanza Brescia e membro di Aris Lombardia, ha rilanciato la proposta di “costruire un percorso a rete tra tutti gli attori coinvolti”.

 

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