Meno immigrati a Brescia. Per chi resta una “normalizzazione al ribasso”. I dati del Cirmib

particolare della copertina dell'Annuario 2016 Cirmib pubblicato da Vita e PensieroNormalizzazione al ribasso. L’annuario del Cirmib, il Centro di iniziative e ricerche sulle migrazioni dell’Università Cattolica di Brescia, sta tutto in queste tre parole che sintetizzano molti dati e tante comparazioni. Il numero degli immigrati presenti nel bresciano è diminuito dell’1,8%, tremila residenti cancellati dai registri anagrafici, effetto della crisi economica, della riduzione di opportunità e delle difficoltà a mantenere e a trovare il lavoro. Da qui la “normalizzazione al ribasso”, con un drastico ridimensionamento dei progetti di vita di tanti immigrati.

Presentato oggi pomeriggio nel corso di un seminario estremamente denso di comunicazioni e di valutazioni, l’Annuario 2016 del Cirmib analizza gli aspetti demografici, socio-economici e culturali della presenza straniera nel bresciano, mettendo in luce come la crisi abbia portato molti più immigrati verso la soglia di povertà (il 53,3% dei nuclei familiari di immigrati vive con meno di 1.000 euro al mese) e inciso duramente sui tassi di occupazione (dal 2004 al 2015 la disoccupazione tra gli immigrati è passata dal 2,1 al 9%).

Numeri che confermano un allargamento delle diseguaglianze sociali e il bisogno di sempre più attente politiche di welfare.

In Lombardia Brescia resta la seconda provincia con il maggior numero di stranieri residenti, il 12,9% della popolazione, percentuale che considerando la sola area urbana sale al 18,6%.

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